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La casa automobilistica giapponese Maruti Suzuki chiuderà a tempo indeterminato lo stabilimento alla periferia di New Delhi, dove sono scoppiate violente proteste degli operai culminate con l'uccisione del direttore e il brutale linciaggio di decine di superiori. Lo riferisce l'agenzia indiana Ians.

La decisione è stata annunciata dai vertici della società in una conferenza stampa. "Non possiamo riprendere la produzione - ha detto il presidente R.C. Bhargava - perchè la sicurezza dei colleghi è più importante delle vetture". Il dirigente ha poi escluso il trasferimento della fabbrica nello stato del Gujarat, il "favorito" dagli industriali indiani, come ipotizzato oggi da alcuni organi di stampa.

Gli scontri erano scoppiati mercoledì in seguito al licenziamento in tronco di un dipendente dopo un diverbio con un capo officina. Un gruppo inferocito di operai aveva assaltato gli uffici, picchiato a sangue i dirigenti e arso vivo il general manager dello stabilimento che sorge a Manesar, polo industriale di New Delhi dove ci sono molte aziende indiane e straniere del settore auto.

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SDA-ATS