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Indice PMI scende sotto soglia crescita, colpa del franco forte

Primi segni di forte sofferenza per l'industria svizzera in questo inizio d'anno a causa dell'apprezzamento del franco. L'indice PMI dei responsabili degli acquisti dell'industria svizzera (Purchasing Managers' Index) ha segnato a gennaio una contrazione di 5,3 punti rispetto a dicembre, scendendo a quota 48,2, sotto la soglia di crescita fissata a 50 punti. Si tratta della flessione più consistente dal novembre 2008.

Rispetto a gennaio 2014, l'indice è in calo di 7,2 punti, si precisa nel bollettino pubblicato oggi dall'associazione che effettua il sondaggio, Procure.ch, e dal Credit Suisse, i cui economisti interpretano i dati raccolti mensilmente.

Le prospettive si sono visibilmente fatte più fosche dopo l'abbandono da parte della Banca nazionale svizzera della soglia minima di 1,20 franchi per euro, rilevano le due entità. Tutti i sotto-indici hanno ceduto terreno, a cominciare da quello delle commesse in portafoglio, che ha perso 9,4 punti per chiudere a 44,2. Le imprese hanno acquistato meno ("Quantità di acquisto" in calo di 6,4 punti a 44,8) e hanno ridotto gli stock come pure, ma "in modo esiguo", il personale: l'indicatore "Occupazione" si è contratto di 1,6 punti a 48,7.

L'impatto maggiore del franco forte si fa sentire sui prezzi. Il sotto-indice "Prezzi d'acquisto" è crollato di 26,7 punti, fino a toccare un minimo storico di 21,2 punti. Il livello dei prezzi in Svizzera dovrebbe così "calare nettamente".

Imprenditori sorpresi

Secondo un'indagine specifica condotta a fine gennaio, i tre quarti delle imprese interpellate non si erano cautelate contro un apprezzamento improvviso del franco avvenuto il 15 gennaio. Solo un quinto di esse avevano fatto ricorso a "prodotti finanziari" per assicurarsi una copertura. Pochi imprenditori si aspettavano l'abbandono della soglia minima di cambio, rilevano gli esperti.

Solo il 48% delle società sondate pensa che il franco si indebolirà di nuovo nel corso dei prossimi 12 mesi. Una esigua maggioranza prevede un corso euro/franco vicino alla parità durante un anno almeno.

Secondo l'inchiesta, quasi la metà delle vendite (46%) sono fatturate in franchi, il 39% in euro e l'11% in dollari. Gli esperti calcolano che un apprezzamento del franco del 18% riduca i ricavi di quasi 31 miliardi di franchi.

Dal canto loro, gli acquisti vengono fatti maggiormente in euro (45%) che in franchi (42%). Il dollaro rappresenta il 10% scarso del totale. Secondo le stime di Credit Suisse e procure.ch, l'apprezzamento del franco consente un risparmio di 13 miliardi di franchi all'industria.

Il calo degli introiti supera dunque nettamente i risparmi all'acquisto. La perdita calcolata ammonta a circa 18 miliardi di franchi, corrispondenti al 3% del valore aggiunto nominale o al 5% del valore netto della produzione dell'industria nazionale.

Misure concrete

Circa l'85% delle imprese interpellate indicano di aver già preso misure concrete per ridurre gli effetti dell'apprezzamento. Fra i provvedimenti più citati figurano la discussione con i fornitori e l'espressa richiesta di un ribasso dei prezzi (70% delle risposte), come pure riduzioni accordate ai clienti o fatturazioni a tassi di cambio più vantaggiosi (16%).

Più di un'impresa su dieci - il 14% - prevede una delocalizzazione all'estero oppure ha già deciso un congelamento immediato degli investimenti o delle assunzioni.

Il PMI si basa su un'indagine condotta a scadenza mensile tra gli affiliati all'associazione Procure.ch, che comprende circa 1000 società svizzere dei vari settori e 500 membri singoli. Secondo il Credit Suisse l'indice fornisce una immagine rappresentativa dell'evoluzione degli affari nel settore industriale.

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