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Industria delle macchine, niente ondata di licenziamenti a breve

Questo virus è un problema grosso. KEYSTONE/SIGGI BUCHER sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 26 maggio 2020 - 17:00
(Keystone-ATS)

Nonostante la profonda crisi provocata dal coronavirus, nell'immediato non è da attendersi un'ondata di fallimenti e di licenziamenti nel settore dell'industria delle macchine.

Bisognerà però vedere quanto si potrà resistere, afferma il presidente dell'associazione di categoria Swissmem Hans Hess.

"La gran parte delle aziende dispone di ragionevoli riserve di liquidità", spiega il manager 65enne in una teleconferenza. Soltanto il 37% delle imprese attive nel comparto delle macchine, dell'elettrotecnica e della metallurgia (MEM) ha chiesto un credito Covid-19 e dalle cerchie bancarie si sa che nemmeno il 10% di esse ha già usato il denaro.

Secondo Hess - che è anche vicepresidente di Economiesuisse - le ditte hanno un atteggiamento attendista. "Non sappiamo ancora quanto la congiuntura peggiorerà ulteriormente e quando vi sarà la ripresa". L'ingegnere con studi al politecnico di Zurigo non teme un brusco aumento delle bancarotte e delle soppressioni di impieghi durante questo trimestre e nel prossimo: è comunque da vedere quanto a lungo le società registreranno perdite.

Le aziende che non hanno la prospettiva di tornare ai livelli precedenti probabilmente ridurranno l'organico. "Le ristrutturazioni sono inevitabili", sostiene Hess, dicendosi peraltro convinto che questi processi avverranno comunque in modo responsabile. Impossibile però stimare quanti impieghi andranno persi, né quanto si dovrà aspettare per tornare con il fatturato al livello del 2019.

"Siamo stati in grado di superare ogni crisi", prosegue l'esperto. Si farà quindi fronte anche a questa: nonostante il concomitante rafforzamento del franco, valuta che secondo Hess è da considerare fortemente sopravvalutata.

La pressione sui cambi potrebbe ulteriormente salire se alcuni paesi europei dovessero essere confrontati con una crisi finanziaria, cosa che a suo avviso non può essere esclusa. A titolo di paragone l'industria tedesca dopo il 2008 si era ripresa più rapidamente di quella elvetica, che era stata frenata proprio dalla forza del franco.

Da parte sua il direttore di Swissmem, Stefan Brupbacher, dice che la sua organizzazione non si aspetta una veloce ripresa: più probabile è uno sviluppo congiunturale a forma di U. Il momento del recupero potrebbe essere verso la fine dell'anno o forse nel 2021.

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