Netti segnali di rallentamento per l'industria svizzera: l'indice dei responsabili degli acquisti (Purchasing Manager's Index, PMI) si è attestato in settembre a 59,7 punti, in flessione di 5,1 punti rispetto ad agosto. Potrebbe essere la fine del "mini-boom".

L'indicatore rimane ancora chiaramente nella zona di crescita (oltre 50 punti), ma scende ai livelli più bassi da maggio 2017, si legge in un comunicato odierno di Credit Suisse, i cui economisti interpretano i dati raccolti mensilmente in un sondaggio dall'associazione di categoria Procure.ch. Di recente cali così significativi erano stati registrati solo nel marzo 2018 e nel giugno 2016. Anche su base annua vi è stata una diminuzione: -2,5 punti.

Rispetto ad agosto è scesa la gran parte dei subcomponenti, che rimangono però oltre la soglia di crescita. Gli arretramenti più marcati sono segnati da produzione (-9,0 a 61,8 punti) e ordinativi in portafoglio (-11,8 a 55,8). Entrambi mostrano però a volte variazioni mensili considerevoli, che non vanno quindi interpretate in modo eccessivamente drastico, spiegano gli esperti. Produzione e commesse in portafoglio erano in effetti fortemente aumentati in agosto: si può quindi parlare di una normalizzazione.

Stando agli specialisti di Credit Suisse si fanno in tutti i casi più insistenti i segnali che fanno pensare a un progressivo allontanamento dalla situazione di massimo sfruttamento delle capacità produttive. I tempi di consegna sono tornati a scendere, dopo essere arrivati a livelli record all'inizio dell'anno.

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