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L'accordo sul nucleare non significa che vi sarà anche una normalizzazione dei rapporti tra Usa ed Iran. A chiarirlo è stato oggi l'Ayatollah Mohammad Ali Mohavedi Kermani, nella parte 'politica' del sermone del venerdì a Teheran.

Ritengono - ha detto Mohavedi Kermani - "che vi sia speranza che la natura del sistema cambi, e che noi facciamo compromessi" con chi è responsabile di "morte, tirannia e occupazione", ma "noi diremo loro che sbagliano". Per gli Usa infatti, ha spiegato, "normalizzazione" significa la possibilità di "penetrare" nel Paese, con l'aspettativa che "noi riconosciamo Israele".

Dovremmo dire agli Usa "che se loro sospendono quello per cui si sono impegnati - ha proseguito con riferimento alla revoca delle sanzioni, che molti negli Usa vorrebbero solo 'sospese' in modo che possano essere reimposte all'Iran - allora sospenderemo anche noi" (i nostri adempimenti, ndr).

Senza far esplicito cenno al voto di ieri nel Senato Usa, che ha dato il via libera all'accordo, il sostituto della Guida Suprema nella preghiera ha sottolineato che le procedure di approvazione dell'intesa sono in corso sia a Washington che in Iran, e che quest'ultimo "ha ottenuto delle vittorie".

La controparte in particolare ha dovuto accettare "che in Iran continuassero a funzionare migliaia di centrifughe" e che proseguisse la ricerca per lo sviluppo tecnologico del settore.

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SDA-ATS