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Benyamin Netanyahu è impegnato in uno sforzo a tutto campo per indurre i Paesi del 5+1 a riconsiderare l'accordo con l'Iran che ha preso forma a Ginevra. Nel fine settimane il premier israeliano ha avuto colloqui serrati con Barack Obama, Angela Merkel, Vladimir Putin, François Hollande e David Cameron. In questa circostanza i dirigenti di Israele e Usa si sono scambiati pubblicamente parole forti, anche sgarbate.

Nel tentativo di sedare le fiamme, il segretario di Stato John Kerry ha inviato oggi a Gerusalemme, a sorpresa, il suo "braccio destro" Wendy Sherman per aggiornare gli israeliani su dettagli dei colloqui. In Israele la diplomatica Usa ha trovato però interlocutori scettici, determinati ad ingaggiare battaglia se necessario anche al Congresso (dove martedì arriverà il ministro Naftali Bennett, un superfalco), pur di fermare Obama lungo la china intrapresa.

Ai dirigenti delle grandi potenze Netanyahu ha detto che l'accordo a cui hanno lavorato a Ginevra (al momento bloccato dalla Francia per analoghe ragioni) "è cattivo e pericoloso". "Pericoloso - ha proseguito - non solo per noi ma anche per loro, pericoloso per la pace nel mondo perché allenta la pressione delle sanzioni economiche, frutto di anni di sforzi".

Sull'altro piatto della bilancia, ha osservato con costernazione, l'Iran manterrà intatto il proprio potenziale nucleare, e anche la capacità teorica di perseverare sul "tracciato del plutonio". "Nemmeno un centrifuga sarà smantellata" ha esclamato con indignazione Netanyahu. L'Iran - è il timore di Israele - resterà allora una potenza "sulla soglia del nucleare": un'altra Corea del Nord, capace in teoria di mettere il mondo di fronte a un fatto compiuto.

Ai ministri israeliani, Netanyahu ha detto che è "un bene" che ieri a Ginevra non sia stato firmato un accordo. "Ma non mi faccio illusioni. Fra le potenze mondiali c'è un forte desiderio di raggiungere una intesa" col presidente iraniano pragmatico Hassan Rohani. "Ma che fretta c'è ? Queste - ha concluso - sono decisioni storiche! Occorre evitare che si firmi un accordo cattivo".

Esponenti israeliani di governo accusano gli Stati Uniti di aver capitolato nei colloqui di Ginevra. Alla ricerca di spiegazioni logiche - visto il riconosciuto successo delle sanzioni - si avanza l'ipotesi che gli Usa siano giunti ormai alla conclusione che l'opzione militare contro l'Iran, in questa fase avanzata, non sia più realizzabile.

Per una volta, anche tra gli opinionisti più critici in Israele si fa quadrato attorno a Netanyahu, giudicando che la sua preoccupazione sia più che giustificata.

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SDA-ATS