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I primi apparenti segnali di disgelo sul controverso programma nucleare iraniano arrivano dopo due giorni di colloqui fra Teheran e il sestetto di negoziatori internazionali (il gruppo 5+1, ossia Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna, Francia e Germania) nella città di Almaty: scelta forse simbolicamente anche per la decisione del Kazakistan di rinunciare all'arsenale nucleare sovietico dopo il crollo dell'Urss.

Ma sulle prime reciproche aperture si allunga l'ombra del sospetto, lanciato dal britannico "Daily Telegraph", che l'Iran abbia in realtà un "piano B" per costruire la bomba atomica.

Un progetto che sarebbe basato sulla centrale di Arak, nel centro del Paese, vietata da 18 mesi agli ispettori dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica (Aiea) e che potrebbe produrre plutonio, come emergerebbe da alcune immagini via satellite. Ad Almaty comunque le parti hanno rotto uno stallo di otto mesi, concordando innanzitutto un nuovo incontro a livello tecnico a Istanbul il 17-18 marzo e un successivo round negoziale il 5-6 aprile sempre ad Almaty: segno che almeno il dialogo è stato riannodato, anche se per gli analisti sarà difficile che Teheran faccia concessioni significative prima delle prossime presidenziali di giugno.

Mosca ha sintetizzato la proposta del sestetto, affermando che è incentrata su un allentamento delle sanzioni Onu, sempre più gravose per l'economia iraniana, in cambio della fine dell'arricchimento dell'uranio al 20% e della chiusura dell'impianto nucleare sotterraneo di Fordo.

Secondo una fonte del "5+1", sul tavolo c'è una riduzione di alcune sanzioni sul commercio dell'oro, sull'industria petrolchimica e sulle banche, ma una fonte Usa ha smentito l'eventuale stop su petrolio e settore bancario. La comunità internazionale teme la natura militare del programma iraniano, ma anche oggi Teheran ha respinto ogni sospetto, rivendicando il riconoscimento del proprio diritto al nucleare per scopi pacifici.

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SDA-ATS