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TEHERAN - Mentre crescono le pressioni internazionali sull'Iran, con l'ipotesi di dure sanzioni, il presidente Mahmud Ahmadinejad ha lanciato oggi una nuova sfida, ordinando ai suoi tecnici di avviare la produzione di uranio arricchito al 20%.
Allo stesso tempo, però, Ahmadinejad, in un discorso trasmesso in diretta dalla televisione, non ha voluto sbattere la porta in faccia alla comunità internazionale, lasciando intendere che Teheran non esclude a priori un accordo sullo scambio di combustibile nucleare, in base al quale consegnerebbe una parte del suo uranio arricchito a bassi livelli per ottenere in cambio uranio arricchito al 20% per alimentare un suo reattore con finalità mediche. "Se vogliono parlare - ha detto - siamo pronti, ma intanto l'arricchimento da parte nostra al 20% deve cominciare".
Ma gli Usa, i Paesi europei e la Russia sembrano sempre più intenzionati ad adottare nuove sanzioni nei confronti della Repubblica islamica, mentre continua ad opporre resistenze la Cina, il cui interscambio commerciale con l'Iran è cresciuto negli ultimi anni in misura esponenziale.
Dell'argomento ha parlato oggi il segretario alla difesa statunitense, Robert Gates, che ha incontrato a Roma il minitro della difesa italiano Ignazio La Russa. "Se la Comunità internazionale resta unita nei confronti dell'Iran, siamo ancora in tempo affinché le pressioni e le sanzioni internazionali abbiano l'effetto desiderato, ma dobbiamo veramente lavorare tutti insieme", ha affermato Gates.
Da parte sua, La Russa ha assicurato che un intervento militare in Iran da parte della Comunità internazionale "non é stato minimamente preso in considerazione". "Abbiamo concordato la necessità - ha aggiunto il ministro della Difesa italiano - di usare ogni mezzo lecito per frenare l'escalation di aggressività di quella nazione".
Solo martedì scorso Ahmadinejad aveva detto che l'Iran era pronto ad arrivare ad un accordo sullo scambio di uranio, e venerdì il ministro degli Esteri Manuchehr Mottaki aveva affermato di essere convinto che un'intesa fosse vicina. Non è chiaro, dunque, se le dichiarazioni odierne del presidente rappresentino una vera chiusura, magari dettata da divisioni interne al regime, o una mossa tattica per cercare di arrivare ad un'intesa più conveniente.
A fare pendere il giudizio verso la seconda ipotesi potrebbero essere le parole del capo dell'Organizzazione iraniana per l'energia atomica, Ali Akbar Salehi: "Ahmadinejad - ha spiegato - ci ha solo detto di tenerci pronti per l'arricchimento al 20%. Se la controparte non accetterà un accordo, allora cominceremo".
Stessa differenza di toni si è registrata su un altro argomento. Ahmadinejad ha affermato che Teheran è ormai in grado di utilizzare la tecnica laser per l'arricchimento e, grazie ad essa, di produrre uranio arricchito "a qualsiasi percentuale". Quindi anche oltre l'80%, necessario per costruire armi atomiche.
"Il presidente - ha poi detto Salehi - intendeva dire che il laser può essere usato anche per l'arricchimento dell'uranio, ma ciò non significa che noi lo faremo".
L'arricchimento dell'uranio tramite l'uso del laser è una tecnica molto avanzata, che finora non è usata commercialmente in alcun Paese. Attualmente l'arricchimento viene ottenuto con l'utilizzo di catene di centrifughe supersoniche in cui viene immesso l'uranio alla stato gassoso.

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SDA-ATS