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"Vendicare" le migliaia di correligionarie rapite e ridotte a schiave sessuali. Questa la missione che si sono date 400 miliziane yazide schierate nel nord dell'Iraq al fianco dei combattenti curdi Peshmerga nella guerra contro lo Stato islamico.

La notizia della formazione di questa forza tutta femminile si era diffusa il mese scorso, mentre le reclute si addestravano nel campo di rifugiati di Sharya, vicino a Dohuk. Allora, solo poche settimane fa, si parlava di 123 donne e ragazze arruolate, tra i 17 e i 30 di età. "Ora siamo arrivate a oltre 400", sottolinea la loro comandante, Khati Sinjary, una ex cantante folk di 30 anni. E, soprattutto, le miliziane sono state schierate in campo al fianco dei combattenti uomini nei pressi della diga di Mosul, 30 chilometri a nord di questa città che dal giugno del 2014 è diventata la 'capitale' dello Stato islamico in Iraq.

Meno di due mesi dopo, ai primi di agosto, i jihadisti sferravano una nuova offensiva, impadronendosi della città di Sinjar e delle vicine montagne, culla della minoranza Yazidi, seguace di una religione che fonde elementi del Cristianesimo e dell'Islam. I suoi membri sono considerati 'adoratori del diavolo' dai miliziani del Califfato, che per questo hanno dato loro la scelta tra due opzioni: convertirsi o essere uccisi.

Ma almeno 3.000 donne e ragazze, secondo la deputata yazida irachena Vian Dakhil, sono state sequestrate e vendute come schiave. Da allora molte sono state liberate, decine di loro in attesa di un figlio.

"Dopo quella tragedia ho cominciato a pensare a come vendicare le vittime", ricorda Khati Sinjary. A dicembre ha presentato richiesta alle autorità curde, che combattono nella regione contro l'Isis, di formare un battaglione solo femminile. A gennaio l'autorizzazione è arrivata ed è cominciata la lunga procedura degli arruolamenti e dell'addestramento. "Le richieste di entrare a far parte del battaglione sono ben superiori a quelle finora accettate - sottolinea la comandante - ma a causa della mancanza di risorse abbiamo dovuto creare una lista d'attesa, da cui arruoleremo nuove reclute una volta che i finanziamenti necessari si renderanno disponibili".

Jamal Ayminiki, capo di stato maggiore dei Peshmerga, conferma il gran numero di richieste di donne che vorrebbero combattere contro gli uomini del Califfato, e non solo yazide. "Molte sarebbero pronte ad unirsi ai Peshmerga se aprissimo loro le porte - afferma il responsabile militare - ma non possiamo aumentare il numero rispetto a quello esistente a causa della carenza di istruttori, di alloggiamenti, di armi ed equipaggiamenti".

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SDA-ATS