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Una dozzina tra attacchi dinamitardi e suicidi hanno ucciso oggi in Iraq almeno 61 persone, facendo salire a circa settemila morti dall'inizio dell'anno il bilancio delle violenze irachene. Questo alla vigilia dell'attesa visita ufficiale negli Stati Uniti del premier iracheno Nuri al-Maliki, vicino all'Iran, intenzionato a chiedere a Washington sostegno militare per rafforzare il controllo del confine con la Siria in guerra.

Una decina di autobomba sono esplose in modo coordinato a Baghdad e dintorni, per lo più in zone a maggioranza sciita, uccidendo almeno 41 persone mentre oltre 110 feriti. Gli attacchi non sono stati rivendicati ma la tecnica usata e gli obiettivi presi di mira fanno pensare alla matrice qaidista.

A Mossul, capoluogo della regione settentrionale di Ninive, un attentatore suicida si è lanciato a bordo di un'auto imbottita di esplosivo contro una banca dove erano affollati soldati in attesa di ritirare il salario, 14 di loro sono morti, altri 20 sono rimasti feriti. Sei persone hanno perso la vita in attacchi in altre zone del paese.

Secondo cifre dell'Onu, il bilancio delle violenze irachene, da gennaio a oggi, è di circa 7.000 civili uccisi.

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SDA-ATS