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BAGHDAD - Un nuovo bagno di sangue ha funestato la vigilia delle elezioni parlamentari in Iraq: un'autobomba è esplosa nel cuore sciita del paese, nella città santa di Najaf, e ha investito in pieno due pullman di pellegrini iraniani. E iraniane sono dunque gran parte delle vittime: almeno quattro i morti e quasi sessanta i feriti, di cui 17 sono iracheni.
L'attentato, che porta ad oltre 50 il numero delle persone uccise negli ultimi giorni di campagna elettorale, è stato messo a segno in un parcheggio a poche centinaia di metri dalla moschea-mausoleo dell'imam Ali, una delle figure più venerate dell'Islam sciita. Di fatto, il luogo più vicino alla grande moschea dalla cupola dorata che un'auto potesse raggiungere, dopo gli attentati di cui è stata teatro e dopo che in tutto l'Iraq sono state imposte, in occasione delle elezioni, misure di sicurezza draconiane per tentare di scongiurare ogni possibile attacco.
Da sabato sera e fino a lunedì mattina, le frontiere e tutti gli aeroporti resteranno chiusi. E mentre a Baghdad sarà vietata la circolazione a qualsiasi veicolo non autorizzato, proprio per scongiurare le autobomba, sarà anche impossibile viaggiare da una provincia all'altra del paese, dove centinaia di migliaia di addetti alla sicurezza presidieranno le città, i villaggi, i quartieri e i seggi a cui quasi 19 milioni di iracheni sono chiamati a votare a partire da domenica alle 07:00.
Paradossalmente, un'ora prima scatterà anche il "coprifuoco" che al-Qaida ha "proclamato" via internet in tutto il paese, "in particolare nelle zone sunnite". E chi non lo rispetterà, "si esporrà alla collera di Allah e a ogni sorta di arma dei mujaheddin". Una minaccia che rappresenta un ulteriore smacco per il premier uscente Nuri al-Maliki, che proprio sul miglioramento della sicurezza si gioca buona parte del suo futuro politico.
Secondo quanto ha affermato in un comunicato il portavoce militare americano in Iraq, generale Steve Lanza, "il livello di attentati in tutto il paese è il più basso mai registrato da prima del gennaio 2004", ma una catena di attacchi sanguinosi e spettacolari in dicembre, gennaio e febbraio ha portato di nuovo la paura tra gli iracheni.
Una paura che i concorrenti alla poltrona di premier al posto di al-Maliki cavalcano in pieno, così come cavalcano la lentezza della ricostruzione e della modernizzazione dell'Iraq. Tra i più agguerriti a contendergli la guida del paese c'è l'ex premier sciita Iyad Allawi che, con il vice presidente sunnita Tareq al-Hashimi, guida una lista "laica e nazionalista" che sembra raccogliere molti consensi proprio per il suo carattere secolare.
Ma una seria minaccia alla leadership di al-Maliki è posta anche dalla sciita Alleanza nazionale irachena in cui compaiono seguaci del leader radicale Moqtada Sadr, l'ex premier Ibrahim al-Jafari e l'ex "beniamino" della Cia Ahmad Chalabi. C'è poi l'Alleanza curda, che con ogni probabilità farà di nuovo da ago della bilancia a favore di chi offrirà di più, e la lista dei capi tribù sunniti che a loro volta guardano più agli interessi locali che a quelli nazionali.
Secondo fonti dell'Onu, per avere i primi risultati preliminari sarà necessario attendere una decina di giorni. Per quelli definitivi bisognerà probabilmente aspettare la fine del mese. E secondo quanto prevedono molti osservatori, mesi di trattative saranno necessari anche per la formazione del nuovo governo.

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SDA-ATS