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Nel corso del pomeriggio la Corte Federale irachena ha smentito di avere emesso una sentenza favorevole al premier Nuri al Maliki nella sua disputa con il presidente Fuad Masum e secondo la quale Al Maliki aveva diritto ad essere confermato nella sua carica, come invece avevano riferito stamane la televisione di Stato e l'agenzia nazionale Nina. Lo riferisce l'agenzia AFP, citando un testo pubblicato dalla stessa Corte Federale. Maliki aveva fatto appello contro i ritardi del presidente Fuad Masum nel dargli l'incarico.

In un discorso televisivo la notte scorsa Maliki aveva annunciato di aver presentato alla Corte una denuncia contro Masum, accusandolo di aver violato la Costituzione non conferendo a lui, leader del maggiore partito uscito dalle elezioni del 30 aprile, l'incarico di formare il nuovo governo.

"Il presidente della Repubblica - ha affermato il primo ministro - ha violato due volte la Costituzione: quando ha prolungato il periodo utile per dichiarare il partito vincente, che scadeva giovedì, e quando ha mancato deliberatamente di conferire l'incarico al leader dello Stato del Diritto".

Dopo la "falsa" sentenza della Corte federale, centinaia di sostenitori di Maliki sono scesi in piazza a Baghdad per chiedere che gli venga concesso un terzo mandato. I manifestanti, hanno riferito testimoni oculari, si sono radunati sulla Piazza al-Ferdus. Tra la folla si sono visti striscioni su cui era scritto: "Il terzo mandato (per Maliki, ndr) è un diritto costituzionale". Tutte le strade e i vicoli laterali che conducono alla Piazza sono stati chiusi e sono presidiati dalla polizia.

In base ad accordi non scritti, la carica di primo ministro spetta ad uno sciita, quella di presidente del Parlamento ad un sunnita e quella di presidente della Repubblica ad un curdo. Nonostante le ultime due cariche siano già state assegnate nelle ultime settimane, quella della guida del governo rimane vacante, con Maliki che insiste per essere nominato per un terzo mandato.

Le resistenze ad una riconferma di Maliki, tuttavia, si vanno rafforzando sia in Iraq sia tra la comunità internazionale poiché i suoi critici lo accusando di avere indirettamente favorito l'offensiva dello Stato islamico, sunnita, nel nord dell'Iraq con politiche discriminatorie nei confronti della comunità sunnita inducendo una parte di questa a simpatizzare con i jihadisti, almeno in un primo momento.

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SDA-ATS