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Decine di morti oggi in un crescendo di violenza in Iraq: almeno 11 le vittime solo a Falluja, colpita da bombardamenti di artiglieria delle forze governative, che si stringono progressivamente attorno alla città, preparando il terreno a una battaglia che si preannuncia estremamente sanguinosa, per riprenderla dai ribelli sunniti e qaidisti che la controllano da gennaio.

Un portavoce del ministero dell'interno iracheno ha affermato che le forze di sicurezza hanno ucciso in diverse operazioni almeno 50 insorti nei villaggi e sobborghi attorno a Falluja, anche se l'informazione non trova per ora conferme indipendenti.

Ma è un dato di fatto che l'offensiva governativa stia cercando di guadagnare terreno attorno alla città, situata a 60 km a ovest di Baghdad, nel centro dell'Iraq, da sempre indomita roccaforte della minoranza sunnita del paese. E controllata da quattro mesi da un'alleanza fra tribù ostili al governo centrale - sostenuto dai clan sciiti, maggioritari in Iraq - e le milizie jihadiste dello Stato islamico in Iraq e nel Levante (Isis), un cui ramo opera anche nella vicina Siria, che hanno anche parzialmente assunto il controllo di Ramadi. Oggi il sanguinoso bombardamento sulla città ha provocato almeno 11 morti e una ventina di feriti, secondo un bilancio confermato da fonti ospedaliere.

Ma il bilancio di sangue della giornata non è rimasto confinato a Falluja e dintorni: a Dujal, 80 km a nord di Baghdad un'autobomba guidata da un kamikaze è esplosa ad un posto di blocco, provocando la morte di sei uomini della sicurezza e di un passante. Si tratta solo dell'ultimo episodio di uno stillicidio quotidiano di attacchi e di attentati, che ha per protagonisti jihadisti sunniti, e che negli ultimi mesi ha avuto una recrudescenza particolare.

SDA-ATS