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Iraq: governo ammette, polizia ha ucciso manifestanti

Rara ammissione di colpe del governo iracheno riguardo alla repressione delle proteste. KEYSTONE/EPA/MURTAJA LATEEF sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 31 luglio 2020 - 11:05
(Keystone-ATS)

Il governo iracheno ha ammesso nelle ultime ore che i tre manifestanti morti negli ultimi giorni a Baghdad, in seguito alla repressione delle proteste popolari, sono stati uccisi da agenti di polizia che hanno sparato pallottole vere con fucili da caccia.

L'affermazione del ministro degli interni Othman Ghanemi, citato stamani da media locali, è una delle rare ammissioni di piena responsabilità da parte delle autorità irachene delle uccisioni di manifestanti anti-governativi. Gli agenti coinvolti nel crimine hanno ammesso le loro responsabilità e sono stati sospesi, afferma il ministro.

Da ottobre a oggi più di 550 persone, tra manifestanti e attivisti, sono stati uccisi dalla repressione governativa delle proteste a Baghdad e in altre città del centro-sud del Paese. Secondo l'inchiesta governativa, citata stamani dai media, la maggior parte di queste uccisioni sono state compiute dalle forze di sicurezza.

I familiari delle vittime, affermano i media citando la commissione d'inchiesta, riceveranno risarcimenti pari a circa 8 mila dollari a famiglia. Secondo il ministro degli interni, i tre giovani sono morti tra domenica e lunedì a causa di colpi di arma da fuoco esplosi da agenti, armati di fucili da caccia, in dotazione personale.

Nei giorni scorsi, fonti mediche avevano invece detto che i tre giovani erano stati uccisi da candelotti di gas lacrimogeno sparati a distanza ravvicinata.

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