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Centinaia di donne della minoranza religiosa degli Yazidi a rischio di diventare "schiave" dei miliziani dello Stato islamico (Isis). Questo lo scenario paventato dal governo iracheno, che lancia un appello alla comunità internazionale perché contribuisca a salvare dall'estinzione questa antica comunità.

"Abbiamo ricevuto notizie - ha affermato in un comunicato il ministero per gli Affari femminili - le quali confermano che l'Isis tiene prigioniere ragazze e donne in una grande casa di Sinjar, mentre altre donne e i loro bambini sono state spostate verso Tal Afar dopo che gli uomini delle famiglie sono stati uccisi".

Ieri, parlando in Parlamento, una deputata della comunità degli Yazidi, Vian Dakhil, aveva detto che almeno 500 uomini sono stati massacrati da jihadisti e altrettante donne sono state fatte prigioniere e "trasferite in qualche località vicino a Tel Afar".

La parlamentare ha fatto appello a tutti gli iracheni e alla comunità internazionale perché mettano da parte ogni divisione e salvino la comunità, che parla una lingua curda e segue una religione pre-islamica ispirata allo zoroastrismo.

Il Consiglio di Sicurezza ha espresso oggi una "condanna" per le azioni dell'Isis, ricordando che gli attacchi diffusi o sistematici contro la popolazione civile a causa della loro origine etnica, religione o convinzioni personali possono costituire un crimine contro l'umanità, e gli autori devono essere ritenuti responsabili.

Sinjar, città a ovest di Mosul verso il confine con la Siria, ospitava la popolazione più numerosa di Yazidi tra i suoi 250.000 abitanti, prima di essere conquistata domenica in una nuova offensiva dei jihadisti. Almeno 200.000 civili si sono dati alla fuga, secondo fonti dell'Onu, e molti sono rimasti bloccati sulle montagne, dove rischiano di essere uccisi dalla fame e dalla sete.

Almeno 40 bambini sarebbero morti così negli ultimi giorni, secondo l'Unicef. Oggi le forze curde dei Peshmerga in Iraq, del Pkk in Turchia e del Pyd in Siria hanno fatto sapere di aver messo da parte ogni dissidio tra loro per combattere insieme l'avanzata jihadista nel nord dell'Iraq. E anche il primo ministro iracheno Nuri al Maliki, nonostante i molti motivi di attrito con la regione autonoma del Kurdistan, ha assicurato la copertura aerea alle forze curde a terra.

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SDA-ATS