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A poche ore dalla partenza per la Corea del Sud, il Papa rivolge il suo cuore e la sua attenzione all'Iraq, dove si sta consumando una "tragedia umanitaria". E lo fa con una lettera inviata al Segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon per manifestargli "le lacrime, le sofferenze e le grida accorate di disperazione dei Cristiani e di altre minoranze religiose dell'amata terra dell'Iraq".

Nella lettera, il pontefice rinnova il suo "appello urgente alla comunità internazionale ad intervenire per porre fine alla tragedia umanitaria in corso" e auspica "azioni concrete di solidarietà, per proteggere quanti sono colpiti o minacciati dalla violenza".

Un appello che si unisce a quelli dei Patriarchi Orientali e degli altri leader religiosi ed è rivolto a "tutti gli organi competenti delle Nazioni Unite, in particolare quelli responsabili per la sicurezza, la pace, il diritto umanitario e l'assistenza ai rifugiati, a continuare i loro sforzi in conformità con il Preambolo e gli Articoli pertinenti della Carta delle Nazioni Unite", scrive il Papa.

"È con il cuore carico e angosciato - è l'incipit della lettera - che ho seguito i drammatici eventi di questi ultimi giorni nel nord Iraq, dove i cristiani e le altre minoranze religiose sono stati costretti a fuggire dalle loro case e assistere alla distruzione dei loro luoghi di culto e del patrimonio religioso".

Di fronte a questa situazione, Bergoglio ha deciso di inviare in Iraq il cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, per "manifestare la mia vicinanza spirituale e di esprimere la mia preoccupazione, e quella di tutta la Chiesa cattolica, per la sofferenza intollerabile di coloro che desiderano solo vivere in pace, armonia e libertà nella terra dei loro antenati".

"Gli attacchi violenti che stanno dilagando lungo il nord dell'Iraq - sottolinea papa Francesco - non possono non risvegliare le coscienze di tutti gli uomini e le donne di buona volontà ad azioni concrete di solidarietà, per proteggere quanti sono colpiti o minacciati dalla violenza e per assicurare l'assistenza necessaria e urgente alle tante persone sfollate, come anche il loro ritorno sicuro alle loro città e alle loro case. Le tragiche esperienze del ventesimo secolo, e la più elementare comprensione della dignità umana, costringe la comunità internazionale, in particolare attraverso le norme ed i meccanismi del diritto internazionale, a fare tutto ciò che le è possibile per fermare e prevenire ulteriori violenze sistematiche contro le minoranze etniche e religiose".

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SDA-ATS