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Iraq: Pompeo, non lasceremo Iran mettere a rischio USA

"Non staremo a guardare che l'Iran compia azioni in grado di mettere uomini e donne americane in pericolo", dice il segretario di Stato americano Mike Pompeo. KEYSTONE/AP/EV sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 30 dicembre 2019 - 08:33
(Keystone-ATS)

"Non staremo a guardare che l'Iran compia azioni in grado di mettere uomini e donne americane in pericolo". Lo dice il segretario di Stato americano Mike Pompeo, volato a Mar-a-Lago per aggiornare il presidente Donald Trump sugli sviluppi delle ultime 72 ore in Iraq.

Gli Stati Uniti hanno intrapreso una "azione decisa" contro milizie sciite irachene filo-Teheran intorno all'Iraq, dato che le minacce contro le forze americane sono in corso da "settimane e settimane", ha sottolineato Pompeo, che era accompagnato dal capo del Pentagono Mark Esper. Secondo quest'ultimo i raid americani hanno colpito cinque strutture in Iraq e Siria e hanno avuto successo.

In Iraq la tensione sale, sullo sfondo del crescente attrito tra Stati Uniti in Iran. L'escalation è iniziata venerdì, quando un violento attacco missilistico condotto dalle milizie sciite irachene filo-Teheran ha colpito una base che ospita militari americani a Kirkuk, uccidendo un contractor statunitense e provocando anche feriti tra il personale americano ed i servizi di sicurezza irachena.

La risposta americana è stata dura. Il Pentagono ha autorizzato una serie di bombardamenti aerei che hanno colpito cinque basi delle milizie in Iraq e Siria. "In risposta ai ripetuti attacchi di Kata'ib Hezbollah (KH) alle basi irachene che ospitano le forze della coalizione Inherent Resolve le forze statunitensi hanno condotto attacchi difensivi di precisione contro cinque strutture KH in Iraq e Siria che indeboliranno la loro capacità di condurre in futuro attacchi contro le forze della coalizione" anti-Isis. In particolare sono stati colpiti tre obiettivi in Iraq e due Siria, che includevano basi di comando e depositi di armi. Nell'attacco, sarebbero rimasti uccisi 15 miliziani.

Il Dipartimento della Difesa americano ha sottolineato che le cosiddette milizie KH "hanno un forte legame con la Quds Force iraniana (i corpi speciali dei Pasdaran) ed hanno ricevuto ripetutamente aiuti letali e di altro tipo dall'Iran che hanno utilizzato per attaccare" le forze della coalizione anti-Isis.

In serata, c'è stata una controreplica dei miliziani con un'altra pioggia di razzi, che stavolta ha lambito una grande base militare irachena a nord di Baghdad, dove alloggiano militari americani. A quanto risulta, non ci sono state vittime, ma la situazione rimane incandescente. Con l'Iraq che si trova nel bel mezzo del pantano delle relazioni tra Stati Uniti e Iran, che hanno subito una svolta in negativo da quando Washington ha abbandonato l'accordo internazionale sul nucleare ed ha imposto durissime sanzioni a Teheran.

Gli iraniani, sul terreno, hanno reagito alimentando l'instabilità nella regione: in Siria, sostenendo il presidente Bashar al-Assad, ed in Iraq, supportando le milizie sciite nel nord del Paese, che tra l'altro è tra i più ricchi di petrolio del paese.

Dal 28 ottobre, almeno 11 attacchi hanno preso di mira basi militari irachene dove sono dispiegati soldati o diplomatici statunitensi: cinque missili hanno colpito la base aerea di Al-Asad il 3 dicembre, appena quattro giorni dopo che il vicepresidente americano Mike Pence aveva visitato le truppe. Tanto che a Washington, ormai, le milizie filo-iraniane in Iraq sono considerate una minaccia più significativa rispetto all'Isis, con il "Califfato" ormai caduto e il suo leader, al Baghdadi, ucciso.

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