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I militari britannici che hanno combattuto in Iraq per rovesciare Saddam Hussein potrebbero essere perseguiti per crimini di guerra. Lo ha rivelato il capo dell'inchiesta nata dopo numerose denunce di abusi.

"Ci sono tante accuse serie, anche di omicidio, che stiamo verificando e credo che potranno produrre prove da consegnare alla magistratura per avviare un processo", ha spiegato in un'intervista all'Independent Mark Warwick, capo dell'Iraq Historic Allegations Team (Ihat), aggiungendo che l'inchiesta prende in esame oltre 1.500 casi di presunti abusi delle forze armate britanniche su detenuti, anche civili, dall'inizio dell'invasione dell'Iraq nel 2003, nell'ambito della coalizione internazionale a guida americana. Maltrattamenti, torture e stupri che avrebbero condotto anche a 280 decessi.

Dalla nascita del team d'inchiesta, cinque anni fa, non è stato ancora celebrato alcun processo, tra la crescente indignazione dei gruppi di difesa dei diritti umani e dei legali che portano avanti le denunce. A questo proposto Warwick ha fatto appello ad avere pazienza perché le indagini sono "complesse" per la quantità di casi da verificare, ed ha stimato che "realisticamente" l'enorme mole di lavoro potrà essere completata nel 2019. In ogni caso, non ha escluso che in alcune circostanze si potrà procedere anche per crimini di guerra.

Secondo alcuni commentatori della stampa inglese, Warwick ha voluto rilasciare questa intervista adesso per rispondere a quanto dichiarato dal segretario alla Difesa Michael Fallon, secondo cui i militari britannici non si impegnarono a fondo in battaglia perché temevano che uno stuolo di studi legali li avrebbe accusati di abusi al loro ritorno.

Un portavoce del ministero della Difesa ha assicurato che la maggior parte dei soldati si sono comportati correttamente in Iraq ma ha puntualizzato che, in caso di prove sufficienti di abusi, i militari ritenuti responsabili potranno essere perseguiti. La condotta delle forze armate britanniche in Iraq tra il 2003 ed il 2008 era finita anche sotto la lente della Corte Penale Internazionale. Una prima indagine era stata considerata conclusa nel 2006, ma l'Aja ha deciso di tornare sul caso nel 2014 dopo che erano emerse nuove testimonianze di maltrattamenti e torture. Attualmente, la Corte sta esaminando oltre 1.200 casi di presunti maltrattamenti, inclusi quelli di circa 50 iracheni che sarebbero morti durante la detenzione britannica.

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SDA-ATS