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Iraq: strage di 'emo', per integralisti adorano demonio

Questo contenuto è stato pubblicato il 11 marzo 2012 - 21:13
(Keystone-ATS)

Pensavano che dopo la partenza degli americani a dicembre, l'Iraq fosse diventato un paese normale, finalmente in pace. Così avevano cominciato a vestirsi come piaceva a loro, seguendo l'ultima moda dell'occidente, la cultura "emo": vestiti neri attillati, teschi dappertutto, occhi bistrati, tatuaggi, frangia sulla fronte. Ma non avevano fatto i conti con i nuovi padroni del paese, i musulmani sciiti, con i loro politici, i loro chierici e le loro bande.

Per gli sciiti, maggioranza nel paese, già oppressi da Saddam, tutto quel nero e tutti quei teschi sono simboli demoniaci. E quei ragazzi magri, pallidi e curatissimi, secondo i fondamentalisti sono pure dei sodomiti. Gli emo per i religiosi sono una minaccia per la società. E se non si convertono, devono essere eliminati.

Nei sobborghi sciiti di Baghdad, sono stati ammazzati almeno 14 adolescenti emo nell'ultimo mese. Ad alcuni hanno spaccato la testa a pietrate, ad altri hanno sparato. Il ministero dell'Interno ufficialmente nega, "non abbiamo registrato alcun caso di omicidio sulla base del fenomeno "emo". Ma i medici degli ospedale cittadini lo hanno confermato ai media occidentali: "quattordici adolescenti sono stati uccisi in un mese". E una fonte anonima del ministero dell'Interno ha ammesso con la France Presse: "Diversi incidenti sono avvenuti contro adolescenti che si definiscono 'emo'".

I leader religiosi sciiti non negano le uccisioni di emo (come fa il ministero) e le condannano. Ma sia i moderati legati al principale ayatollah iracheno, Ali al-Sistani, sia i radicali di Moqtada al-Sadr, definiscono i punk in nero "una piaga per la società islamica" che va eliminata, anche se col "dialogo" e con "mezzi legali".

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