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I kamikaze dell'Isis puntano a colpire il cuore dell'Europa, mescolandosi ai migliaia di profughi in fuga da Siria e Iraq, con la Libia che potrebbe divenire "l'aeroporto" dello Stato islamico per colpire l'Occidente. È la Spagna a rilanciare l'allerta con un inquietante studio sulle rotte dei jihadisti firmato da un'agenzia della polizia nazionale.

Intanto, alcuni combattenti stranieri avrebbero già fatto ritorno in patria per compiere attentati, avvertono gli attivisti anti-Assad e anti-Isis annidati a Raqqa, la "capitale" dello Stato islamico in Siria.

E il Centcom americano, il comando centrale delle Forze armate, sottolinea che il flusso di "foreign fighters" in Siria e Iraq è decisamente diminuito negli ultimi 4-5 mesi. Si tratta di un dato positivo, che indebolisce militarmente Abu Bakr al Baghdadi, ma che al tempo stesso inquieta le intelligence. Esso ripropone con forza la minaccia rappresentata dai lupi solitari pronti a colpire in Occidente, che potrebbero ricevere inaspettati rinforzi proprio attraverso i canali della migrazione illegale.

Il rapporto spagnolo, firmato dall'Ucrif (l'agenzia che monitora i flussi di clandestini e la falsificazione dei documenti) e pubblicato in prima pagina da El Pais, indica tre rotte principali a disposizione dei jihadisti.

La prima è la strada via terra fino alle coste della Libia e della Mauritania. Da qui, una volta arrivati sulla costa spagnola, i migranti camuffati - con visti falsificati, "in particolare negli ultimi tempi con timbri tedeschi" - potrebbero facilmente raggiungere la Francia o la Germania.

Una seconda via è quella che, dopo un transito in Turchia o Grecia, porta fino agli scali sudamericani, in Brasile, Venezuela o Perù. Poi il rientro in Europa, sempre via Madrid. Da qui, segnala il dossier dell'Ucrif, gli infiltrati possono arrivare nei Paesi del Nordeuropa.

Infine la terza via: questa parte dai Paesi asiatici, Afghanistan e Pakistan in particolare, poi lo scalo in Europa prima di arrivare alla destinazione finale, la Gran Bretagna.

In questo quadro, il rapporto segnala la scoperta di una cellula legata all'Isis, sei persone di origine libanese, che in un solo mese ha raccolto oltre 100'000 euro dal traffico di esseri umani. Soldi "finiti nelle tasche dello Stato Islamico", e soprattutto di una struttura legata a Baghdadi che dirigeva direttamente il traffico di esseri umani.

A fine gennaio, un rapporto dell'Isis pubblicato dai media libici rivelava che Baghdadi punta alla Libia "per arrivare in Europa" con i migranti e "trasformarla in un inferno". "Molti di loro - prosegue il testo riferendosi ai profughi - possono superare i punti di sicurezza marittimi e raggiungere il cuore delle città. Se potremo sfruttare questo canale e svilupparlo in modo strategico come si deve, la situazione in questi Paesi del sud dell'Europa si trasformerà in un inferno".

Nelle ultime ore l'ambasciatore libico presso gli Emirati Arabi Uniti, Aref Ali Nayed, ha avvertito che l'Isis ha trasformato la Libia "in un bancomat, distributore di carburante e aeroporto dal quale sostanzialmente può attaccare qualsiasi bersaglio in Europa".

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SDA-ATS