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Gli Emirati Arabi, alleato chiave degli Stati Uniti nella colazione anti-Isis, avrebbero sospeso la partecipazione ai raid aerei contro gli estremisti sunniti lo scorso dicembre. Lo scrive il New York Times citando fonti dell'amministrazione Obama. A motivare il passo indietro del Paese arabo il timore per la sorte dei propri piloti dopo la cattura del pilota giordano poi arso vivo dai jihadisti.

Per rimettere i propri caccia a disposizione della coalizione - si legge sempre sul Nyt - gli Emirati avrebbero chiesto al Pentagono di aumentare gli sforzi di 'search and rescue' (ricerca e soccorso) operando più vicino alle aree del nord dell'Iraq in cui si combatte. E avrebbero notificato al comando militare statunitense che non riprenderanno i raid fino a che non verranno utilizzati i V-22 Osprey, gli speciali aerei che decollano e atterrano come un elicottero.

Sempre il Nyt riferisce di fonti Usa secondo cui i vertici militari degli Emirati, all'indomani della cattura del pilota giordano, avrebbero contestato il fatto che gli americani avrebbero potuto fare di più per salvarlo se avessero concentrato le loro operazioni di 'search and rescue' nel nord dell'Iraq, invece che in Kuwait. Una lamentela che il ministro degli esteri emiratino avrebbe fatto anche con l'ambasciatrice americana ad Abu Dhabi, Barbara Leaf.

Ad incrinare l'asse tra Emirati e Usa, nelle settimane precedenti la cattura del pilota giordano, anche le proteste di Abu Dhabi preoccupata dal fatto che Washington abbia permesso all'Iran di giocare un ruolo crescente nella lotta all'Isis.

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SDA-ATS