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Erano delle copie i presunti reperti romani provenienti da Palmira distrutti dall'Isis nei giorni scorsi a Manbej e trovati in possesso di un "contrabbandiere". Così l'ong Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).

Altri pezzi originali sono stati tenuti dai miliziani dell'Isis per venderli sul mercato nero all'estero.

I jihadisti avevano messo in Rete alcune fotografie in cui si vedeva un uomo sottoposto a fustigazione con l'accusa di essersi impossessato di statue e busti provenienti da Palmira, 200 chilometri da Menbej, nella provincia di Aleppo. In altre fotografie veniva mostrata la distruzione dei reperti.

Citando "fonti attendibili", l'Ondus afferma che si è trattato solo di una messinscena dei miliziani dell'Isis per coprire il fatto che essi stessi vendono reperti all'estero. Nei giorni scorsi il direttore nazionale delle antichità siriane, Mamoun Abdelkarim, ha invece denunciato la distruzione a Palmira da parte dell'Isis di una statua del I secolo a.C. raffigurante la dea preislamica al Lat sotto forma di leone.

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SDA-ATS