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Islanda: presidente, pronti a pagare, ma il giusto

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 marzo 2010 - 21:21
(Keystone-ATS)

BRUXELLES - "Il referendum ha già avuto un effetto molto positivo: ha spinto Regno Unito e Paesi Bassi verso un accordo più giusto". A parlare è il presidente dell'Islanda, Olafur Ragnar Grimsson, mentre in tutta l'isola è ancora in corso il referendum sulla "legge Icesave", quella sui rimborsi ai risparmiatori inglesi e olandesi colpiti dal fallimento della banca islandese.
È stato proprio Grimsson a non firmare la legge Icesave e a convocare il referendum, considerando profondamente ingiusto il provvedimento che prevede di rimborsare a Londra e a L'Aja 3,9 miliardi di euro da qui al 2024, ponendo sulle spalle degli islandesi, già colpiti dalla crisi, un ulteriore enorme fardello.
"Per troppo tempo c'è stata una supremazia dei mercati finanziari sulla democrazia", ha detto il presidente in un'intervista all'Afp, sottolineando come "gli islandesi, i pescatori, gli insegnanti, gli infermieri sono tutti d'accordo di rimborsare la Gran Bretagna e l'Olanda su una base di più di 20'000 euro a risparmiatore", cifra pari alla garanzia per cliente della Icesave che lo Stato islandese si è impegnato a versare. "Ma i cittadini islandesi - ha aggiunto Grimsson - non sono disposti a pagare un tasso d'interesse molto elevato che permetterebbe ai governi britannico e olandese di trarre un enorme profitto da tutta questa vicenda".
Intanto il governo islandese - col primo ministro e il ministro delle finanze che hanno annunciato la loro astensione dal voto - hanno assicurato di aver ricevuto da Londra e dall'Aja garanzie per una ripresa dei negoziati nei prossimi giorni. Ed è un paradosso che il referendum si svolga su un testo oramai superato dallo stato di avanzamento dei negoziati.

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