Il Capo dello Stato israeliano Reuven Rivlin ha affidato a Benyamin Netanyahu l'incarico di formare il nuovo governo, alla luce del successo del Likud nelle elezioni del 9 aprile.

''È la quinta volta che Lei ha ottenuto la fiducia del nostro caro popolo'' ha osservato Rivlin rivolgendosi al premier incaricato.

''Sono emozionato come la prima volta'', ha risposto Netanyahu aggiungendo che cercherà di formare presto un governo ''stabile e omogeneo''.

Netanyahu avrà ora a disposizione 28 giorni per formare un nuovo governo, e in caso di necessità potrà chiederne altri 14. Sulla carta il compito non appare troppo complicato. Ma il primo ostacolo da superare deriva dai contrasti sulla spinosa questione dell'arruolamento nell'esercito dei giovani studenti dei collegi rabbinici. Lo invoca il partito laico di destra Israel Beitenu di Avigdor Lieberman (5 seggi). Mentre due liste ortodosse (Shas ed Ebraismo della Torah, assieme contano 16 seggi) vogliono invece esenzioni di massa. Rinunciando all'ex ministro della Difesa Lieberman, Netanyahu resterebbe con appena 60 seggi alla Knesset.

In teoria il Likud (35 seggi) potrebbe allora rivolgersi ai centristi del partito 'Blu-Bianco' di Benny Gantz (35 seggi), nelle cui fila sono inclusi peraltro alcuni personaggi (come l'ex ministro della difesa Moshe Yaalon, e due ex consiglieri del premier) non molto distanti dal Likud. Ma si tratterebbe allora di una rottura nel percorso ideologico intrapreso da Netanyahu negli ultimi anni. Ancora nel 2013 costituì un governo assieme con le liste laiche e pragmatiche di Yair Lapid (Yesh Atid) e di Tzipi Livni (Ha-Tnua'), escludendo da quell'esecutivo i due partiti ortodossi.

Dal 2015 però Netanyahu ha nettamente cambiato strada. Ha stretto un'alleanza ideologica con gli ortodossi e con i nazional-religiosi vicini al movimento dei coloni. Anche il suo partito, il Likud, ha gradualmente mutato la propria fisionomia spostandosi su posizioni più radicali. In questa campagna elettorale Netanyahu ha infierito senza pietà su Lapid. Ha invece risparmiato Livni (una delle ultime figure politiche israeliane che si battono ancora per la formula dei due Stati), essendo uscita per il momento dalla politica attiva.

Netanyahu ha confermato che intende formare un governo "stabile e omogeneo", orientato a destra con quelli che usa definire "i nostri partner naturali". Le sue considerazioni, avvertono alcuni analisti, potrebbero però cambiare già a giugno quando, secondo informazioni giunte da Washington, l'amministrazione Trump dovrebbe annunciare un 'Piano di pace' che include, a quanto pare, "sacrifici da parte di Israele". Parole che sono pura eresia per la destra radicale israeliana.

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