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La Corte Suprema israeliana boccia la richiesta di demolire le case di tre attentatori ebrei che bruciarono un giovane palestinese era ancora in vita.

Keystone/AP/BERNAT ARMANGUE

(sda-ats)

La Corte Suprema di Gerusalemme ha respinto ieri la richiesta di un palestinese, Hussein Abu Khdeir, di ordinare la demolizione delle case di tre attentatori ebrei che tre anni fa a Gerusalemme bruciarono suo figlio mentre era ancora in vita.

I giudici della Corte Suprema non hanno respinto in principio la possibilità che le case di attentatori ebrei possano essere demolite così come talvolta avviene per quelli palestinesi; ma in questo caso - hanno aggiunto - il lungo lasso di tempo trascorso renderebbe comunque il provvedimento superfluo e privo di deterrente.

In un'intervista alla radio militare Hussein Abu Khdeir ha replicato di aver perso fiducia nella giustizia israeliana. Il lungo tempo trascorso, ha precisato alla radio militare, non può essere imputato alla sua famiglia (''che invocò immediatamente le demolizioni'') ma semmai alle ''lungaggini'' dell'iter giudiziario israeliano. ''La Corte Suprema ci ha inflitto un duro colpo - ha concluso - ed ora siamo in condizioni difficili''.

Due degli assassini del Muhammad Abu Khdeir, allora sedicenne, sono stati condannati all'ergastolo ed il terzo a 21 anni di carcere.

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SDA-ATS