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In Cisgiordania la caccia ai tre ragazzi rapiti il 12 giugno nei pressi di Hebron continua senza sosta, ma l'operazione "Brothers' Keeper", giunta al suo 11esimo giorno, sembra destinata nelle prossime ore a prendere una nuova forma. Ieri notte sono stati arrestati altri 37 palestinesi portando così il numero complessivo a 361, di cui 250 operativi di Hamas - a cui Israele ascrive il sequestro - e altri 57 tra quelli liberati in cambio del rilascio del soldato Gilad Shalit. Oltre 1000 le strutture perquisiste e cinque le vittime tra i palestinesi.

Un intervento (il maggiore in Cisgiordania dalla fine della Seconda Intifada) che sta spingendo la leadership di Ramallah - dopo la condanna da parte del presidente Abu Mazen del rapimento, la conferma della cooperazione di sicurezza con Israele e per questo ringraziato con calore dal presidente israeliano Shimon Peres - a premere sull'Onu.

L'obiettivo è quello di una riunione straordinaria di condanna delle azioni dell'esercito israeliano contro la popolazione palestinese vittima, anche secondo molte organizzazioni non governative, di "una punizione collettiva". Una mossa, secondo il viceministro degli esteri Tayseer Jaradat, supportata da alcuni Stati arabi e che prevede anche lettere al segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon e alla Lega Araba.

Secondo una fonte militare, la nuova direzione dell'operazione potrebbe - dopo la messe degli arresti dei militanti e i raid nelle strutture ritenute vicine ad Hamas - ridurre la pressione sulla fazione islamica ed allargarsi su più vasta scala per individuare i tre rapiti. "Ci sono molte variabili possibili", ha detto la stessa fonte anche in considerazione dell'imminente Ramadan, ma questo non vuol dire certo che sarà però allentato il cerchio intorno ad Hebron.

Fatto sta che per ora dei tre non c'è alcuna traccia anche se l'esercito, fino a prova contraria, continua ad operare nella convinzione che siano ancora vivi.

SDA-ATS