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Pronostico rispettato in Israele: l'ex speaker del parlamento Reuven Rivlin del Likud è stato eletto oggi (con 63 voti), al secondo scrutinio, decimo presidente dello Stato ebraico, sconfiggendo Meir Shitrit, alfiere del centro.

Nella carica che è stata di Shimon Peres - Nobel per la pace, convinto e storico fautore del dialogo - subentra così un uomo cresciuto invece nella destra israeliana, dallo stretto e imparziale rigore istituzionale nei confronti di ogni partito (arabi compresi) ma - secondo molti analisti - dalle forti rigidità, almeno fino ad ora, nei confronti dello Stato palestinese e della controparte. E vicino ai coloni.

Uno scenario - se sarà confermato - con il quale si dovrà confrontare la comunità internazionale e che avviene in un frangente molto delicato segnato dal grande freddo con Israele a causa del gradimento alla riconciliazione palestinese tra Fatah e Hamas. Se la carica di presidente in Israele è certamente priva di reale contenuto politico, è innegabile però che Shimon Peres abbia caratterizzato il mandato settennale - grazie al suo passato e presente di padre della patria - di guida morale del Paese. Una voce, quella di Peres, risuonata forte e chiara - e spesso in contrasto con il premier Benyamin Netanyahu - a favore di una visione fortemente ancorata ad Israele, ma anche dell'altro: in questo caso i Palestinesi.

Rivlin (74 anni) è stato eletto con grande rapidità in una competizione che - come mai prima di ora - ha contato ben cinque candidati e segnata da un'aspra battaglia pre-elettorale con grandi colpi di scena. Uno dopo l'altro, sono caduti alcuni accreditati per il dopo Peres: a cominciare da Silvan Shalom, autorevole uomo di spicco del Likud, risucchiato via dalla competizione per lo svelamento di un presunto abuso sessuale in anni passati, infine prescritto. Poi, a poche ore dal voto, è toccato a Benyamin Ben Eliezer, candidato dei laburisti, costretto all'auto-ritiro per la contestazione da parte dei giudici di presunte irregolarità fiscali per centinaia di migliaia di dollari nell'acquisto di un appartamento.

"Da oggi in poi - ha promesso il nuovo presidente - non sarò più un uomo del mio partito, il Likud, ma un uomo di tutto il popolo". "Mi levo di dosso i panni dell'uomo politico. La mia residenza - ha aggiunto - sarà aperta a tutti: dalla destra nazionalista all'estrema sinistra".

Guardinga la dirigenza palestinese: "Siamo abituati a giudicare i politici israeliani per quello che fanno e non - ha detto il ministro dell'Economia Mohammed Shtayyeh - per la posizione che occupano". Ma al tempo stesso ha sottolineato che Rivlin "è stato eletto tra le file di una formazione politica di destra che rifiuta la pace e supporta l'occupazione della Palestina".

SDA-ATS