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Avi Gabbai, nuovo leader laburista israeliano.

KEYSTONE/AP/TSAFRIR ABAYOV

(sda-ats)

L'uomo venuto dal nulla - come è stato definito - ha subito tracciato la strada: riportare i laburisti alla guida di Israele e sconfiggere Benyamin Netanyahu. Avi Gabbai (50 anni) da ieri sera è il nuovo leader del partito che fu di Yitzhak Rabin.

"Da oggi inizia il viaggio più importante. Dobbiamo usare tutte le nostre possibilità - ha detto in conferenza stampa facendo appello all'unità di un partito lacerato dalle troppe sconfitte - e usarle nella nostra sfida contro il Likud e Netanyahu". Per lui, analisti e commentatori, hanno rievocato non solo il nome del presidente statunitense Donald Trump, ma anche quello - forse più a ragione - di quello francese Emmanuel Macron.

"Gabbai è il nuovo Macron", ha scritto su Yediot Ahronot Nahum Barnea spiegando che ciò che Netanyahu deve temere non è tanto Gabbai stesso quanto "il disgusto per la situazione esistente" nel Paese che ha portato al nuovo vertice dei laburisti. Lo stesso "disgusto" - ha aggiunto Barnea - che potrebbe punire l'attuale premier.

Del resto, Gabbai è da sempre un outsider e non è neppure parlamentare. Fino a poco tempo fa militava nel partito di centrodestra di Moshe Kahlon, Kulanu, aggregazione elettorale nata per il voto del 2015. Come tale è stato ministro dell'ambiente nell'esecutivo a tutta destra di Netanyahu. A farlo dimettere è stata la nomina del premier di Avigdor Lieberman a ministro della difesa.

Da quel momento, Gabbai - che viene da un passato di manager al vertice di Bezeq, la più grande azienda di telecomunicazioni di Israele - ha rotto i ponti con i vecchi equilibri saltando di campo. Si è presentato così alle primarie dei laburisti guadagnando il ballottaggio con Amir Peretz, potente ex ministro della difesa (si deve a lui il sistema dell'Iron Dome, la difesa antimissili) e soprattutto abile patron dei sindacati israeliani. Entrambi hanno prima sconfitto il presidente uscente Isaac Herzog, rampollo di una dinastia politica di centrosinistra e accreditato invano alle passate elezioni di poter sconfiggere Netanyahu.

Gabbai ha ribaltato i pronostici iniziali: non a caso un uomo dal fiuto politico sopraffino come l'ex primo ministro Ehud Barak si è subito schierato al suo fianco. "Le mie posizioni - ha sottolineato Gabbai in una delle mille dichiarazioni di oggi - sono chiare e in linea con quelle del partito: due Stati per due popoli, una chiara politica socialdemocratica per il welfare e la difesa della Corte Suprema".

E se Gerusalemme resterà capitale di Israele "in ogni scenario", Gabbai non ha esitato però a sostenere che "i sobborghi arabi della città devono essere restituiti all'Autorità palestinese". Il guanto di sfida a Netanyahu è lanciato.

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SDA-ATS