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Benyamin Netanyahu si avvia al suo quarto governo in Israele. Dopo una trattativa lunghissima il premier uscente ha infatti raggiunto un'intesa con Naftali Bennett, il leader di 'Focolare ebraico'.

L'accordo con questo partito nazionalista religioso vicino ai coloni gli permette, sul filo di lana della scadenza temporale prevista dalla legge, di avere in mano la maggioranza necessaria (tutta di destra) per formare il nuovo esecutivo.

Maggioranze che, tuttavia non appare solida come sperava, bensì di soli 61 seggi su 120, un voto in più della soglia. Ora avviserà il presidente Reuven Rivlin che può sciogliere la riserva.

Lo sblocco della situazione è stato dunque l'accordo in extremis con Bennett che, puntando i piedi, ha ottenuto anche il ministero di giustizia riservato alla sua compagna di partito Ayelet Shaked. Mentre per lui si è riservato il dicastero dell'educazione.

Un tira e molla, quello tra Netanyahu e Bennett, diventato frenetico da quando l'altro ieri l'alleato di sempre, il nazionalista di 'Israele casa nostra', Avigdor Lieberman ha reso noto a sorpresa il mancato ingresso nel nuovo esecutivo di Netanyahu e le dimissioni dalla carica di ministro degli esteri.

La mossa di Lieberman - contrario soprattutto all'intesa con i religiosi - ha messo in difficoltà il premier togliendo dal tavolo della coalizione 6 seggi e abbassando drasticamente la possibilità di raggiungere una maggioranza più ampia.

Netanyahu è corso ai ripari: ha portato a casa i 7 seggi di Shas, altro partito religioso, ma ha dovuto trattare con Bennett, depositario di 8 deputati vitali per arrivare almeno alla soglia di 61. E così il partito di Netanyahu, il Likud - che nello scorso voto del 17 marzo è cresciuto fino a 30 seggi, a spese proprio di 'Focolare ebraico' - si è trovato a sottostare alle richieste di Bennett che - secondo i media - avrà 3 ministri: oltre a l'Educazione e la Giustizia anche l'Agricoltura che andrebbe a Uri Ariel, ex ministro dell'Edilizia.

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SDA-ATS