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Un arabo israeliano, Malek Salaimeh, ha deciso di ingaggiare una battaglia legale contro la Coca Cola dopo aver appreso di recente - dalle rivelazioni di un sito web statunitense - che in quella bevanda potrebbe esserci una piccola componente di alcol, sostanza il cui consumo è vietato ai fedeli islamici.

"Per me si tratta di un vero incubo", ha spiegato Salaimeh alla radio militare, commentando la propria iniziativa che ha già avuto eco sulla stampa locale. "Da buon musulmano, prego cinque volte al giorno e digiuno nel periodo del Ramadan. Non voglio certo andare incontro a punizioni celesti per aver consumato, a mia insaputa, dosi di alcol". A suo parere era dovere della Coca Cola di precisare che fra gli elementi utilizzati vi era anche l'alcol. "Se lo avessi saputo - ha assicurato - non avrei nemmeno preso in mano le loro bottiglie". Da adesso ne ha comunque già cessato il consumo.

Rivolgendosi ad un tribunale israeliano a nome di tutti i musulmani di Israele (oltre un milione di persone) Salaimeh chiede ora 1.000 shekel a persona (circa 200 euro) come indennizzo, ossia 1,1 miliardi di shekel. La Coca Cola, precisa il quotidiano "Yediot Ahronot", ha replicato che la produzione della bevanda è controllata in maniera meticolosa in oltre 200 Paesi al mondo i quali concordano che essa non è alcolica.

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SDA-ATS