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Il premier Benjamin Netanyahu oggi a Londra

KEYSTONE/EPA/ANDY RAIN

(sda-ats)

La Knesset è chiamata ad approvare in nottata la legge di 'regolarizzazione' degli insediamenti ebraici in Cisgiordania costruiti su terre private palestinesi.

Obiettivo del provvedimento - nato anche sulla scia della vicenda dello sgombero dell'avamposto illegale ebraico di Amona disposto dalla Corte Suprema - è quello di "regolarizzare gli insediamenti in Giudea e Samaria (Cisgiordania) e consentire il loro continuo stabilirsi e sviluppo".

Il voto sembrava essere in qualche modo slittato ma oggi invece il premier Benjamin Netanyahu lo ha confermato parlando con i giornalisti israeliani al termine dell'incontro con il primo ministro inglese Theresa May. "Non ho mai detto che voglio posporre il voto ma - ha spiegato - che agirò in base ai nostri interessi nazionali". Ed ha aggiunto al proposito non solo che parteciperà al voto non appena atterrato in Israele ma che gli Usa sono stati avvisati del fatto. Non bisogna - ha sottolineato - "sorprendere i nostri amici" che invece "vanno aggiornati e l'amministrazione Usa lo è stata".

Il premier sembra così aver messo fine ad una polemica con il suo ministro dell'educazione Naftali Bennett, leader di 'Focolare ebraico' vicino al movimento dei coloni e propugnatore della legge stessa. Prima di partire per la Gran Bretagna, il premier aveva infatti rintuzzato un ultimatum di Bennett deciso, nonostante l'assenza di Netanyahu, a far votare la legge. "Sento tutto il tempo che ci sono ultimatum fasulli, ma non mi fanno alcuna emozione. Io - ha detto il premier in quell'occasione mentre si infittivano le voci che avesse chiesto alla maggioranza di governo un rinvio - sono impegnato nella gestione dello stato e mi dedico all'interesse nazionale e agisco solo sulla sua base".

Fonti del suo partito, citato dai media, avevano fatto sapere che la mossa era legata al necessario coordinamento con gli Usa anche in vista dell'incontro che il premier avrà alla Casa Bianca con Donald Trump il prossimo 15 febbraio. La legge è fortemente osteggiata dall'opposizione al governo ma non solo: anche all'interno dello stesso Likud c'è qualche mal di pancia come quello di Benny Begin. Il raffreddamento sul voto appariva legato, secondo i commentatori, alla recente presa di posizione della Casa Bianca dopo l'ondata di annunci del premier su nuove case negli insediamenti ebraici in Cisgiordania.

Da Washington era giunto l'ammonimento che se questi non sono la causa dell'attuale stallo di trattative con i palestinesi, la loro espansione tuttavia può creare "problemi alla causa della pace". Ma oggi Netanyahu ha detto che gli Usa sono stati informati del voto. Tra le file dell'opposizione alla legge c'è anche il Procuratore Generale di Israele Avichai Mandelblit e non sono stati pochi ad mettere in guardia che una sua eventuale approvazione porterebbe Israele davanti alla Corte Penale dell'Aja su iniziativa palestinese.

La legge, che agisce in forma retroattiva, stabilisce un meccanismo di compensazione per i proprietari palestinesi dei terreni su cui sono stati costruiti insediamenti o case: questi potranno ricevere un pagamento annuale pari al 125% del valore dei terreni per un periodo di 20 anni o, in alternativa, altri terreni a loro scelta dove è possibile.

SDA-ATS

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