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Italia: 'Ndrangheta; cellula Frauenfeld, assolti 3 dei 12 imputati

La sentenza della Corte d'Appello arriva a tre anni dalle immagini della bocciofila nel canton Turgovia, dove si ritrovavano i membri della cellula di Frauenfeld. Si parlava di droga, armi e estorsioni. KEYSTONE/CARABINIERI DI REGGIO CALABRIA sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 18 maggio 2020 - 09:26
(Keystone-ATS)

La Corte d'Appello di Reggio Calabria ha assolto dal reato di associazione mafiosa tre dei dodici imputati della cellula della 'ndrangheta scoperta in Svizzera, a Frauenfeld, perché il fatto non sussiste. Ne ha dato notizia ieri sera il Telegiornale della RSI.

Secondo i giudici italiani, non c'erano prove che fuori dalla Calabria i tre avessero fatto leva sulla violenza e l'intimidazione per imporre il proprio metodo criminale. Secondo alcuni esperti, si tratta di cavilli giuridici. Ma di fatto la sentenza si dimostra un precedente per i processi a venire sulle infiltrazioni all'estero, precisa la RSI.

La Corte avrà ora 90 giorni per depositare le motivazioni della sentenza. Ma sembra chiaro che le assoluzioni fanno seguito alla decisione del novembre scorso della prima sezione della Corte di Cassazione italiana, quando prosciolse i due boss della locale di Frauenfeld.

La Cassazione annullò infatti, senza rinvio, la condanna a 14 anni di reclusione emessa dalla Corte di Reggio Calabria per il reato di associazione mafiosa a carico di Antonio Nesci, di 70 anni, originario di Fabrizia, in provincia di Vibo Valentia, appartenente alla cellula di Frauenfeld.

Con Nesci, individuato dagli inquirenti come "capo e promotore dell'associazione", era stato anche condannato a 12 anni di carcere, Raffaele Albanese (75).

Le indagini della Divisione distrettuale antimafia di Reggio Calabria avevano individuato nel 2016 - operazione "Helvetia" - una cellula della 'ndrangheta costituita 40 anni prima nel capoluogo turgoviese, collegata alle cosche calabresi. Anche in quel caso la Cassazione italiana ritenne insufficienti gli elementi di prova, annullando la sentenza di secondo grado.

Antonio Nesci, fino ad allora detenuto al 41 bis nel carcere di Viterbo, per effetto della sentenza della Cassazione, era stato immediatamente scarcerato, mentre Raffaele Albanese, che si trovava agli arresti domiciliari, era tornato in libertà.

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