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Italia: arresti e confische contro boss 'ndrangheta Lombardia

Gli inquirenti italiani oggi hanno inflitto altri due duri colpi alla 'ndrangheta, che in questi anni ha messo sempre più radici in Lombardia. KEYSTONE/AP/Claudio Furlan sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 06 luglio 2020 - 17:42
(Keystone-ATS)

Gli inquirenti italiani oggi hanno inflitto altri due duri colpi alla 'ndrangheta, che in questi anni ha messo sempre più radici in Lombardia.

Uno che è servito per smantellare con 17 misure cautelari eseguite dai carabinieri un traffico di droga, gestito in piazze di spaccio anche da affiliati all'ormai ben nota cosca dei Barbaro-Papalia, attiva da decenni in un'area a sud di Milano, tra Buccinasco, Cesano Boscone e Corsico. L'altro che ha portato ad una maxi confisca di beni, tra cui numerosi immobili, terreni e boschi, ma anche cavalli tenuti in un ranch, a carico dello storico boss lombardo Bartolomeo Iaconis.

Già nel '94 Iaconis, 61 anni e capo della "locale" di Fino Mornasco (Como), era stato arrestato nel maxi blitz contro la 'ndrangheta al nord "Fiori della notte di San Vito". Nel '98 era uscito dal carcere e ci è tornato lo scorso anno per l'omicidio del 2008 di Franco Mancuso nel Comasco, con indagini riaperte dopo le dichiarazioni di un collaboratore (il processo è in corso, chiesto l'ergastolo).

Oggi, dopo una serie di sequestri sul suo patrimonio già disposti lo scorso anno, è arrivato il provvedimento dei giudici della Sezione misure di prevenzione del Tribunale milanese, su richiesta della Direzione distrettuale anti-mafia. Giudici che gli hanno applicato anche la sorveglianza speciale per 3 anni e 6 mesi.

Nel decreto vengono riportati anche atti di indagini che nel corso degli anni hanno visto coinvolto Iaconis. E così si legge che "scritti che riportano le formule prescritte per l'affiliazione o per il conferimento delle 'doti'" della 'ndrangheta sono stati trovati in "possesso" del boss già "nel 1979", quando aveva 21 anni.

Il sequestro da oltre 1,2 milioni di euro trasformato in confisca, ha riguardato anche conti correnti e 55'000 euro trovati in una "intercapedine" dentro un muro e i beni dell'azienda agricola Bart-Ranch di Appiano Gentile (Como), compresi stalloni, puledri, ma anche bovini, pecore e capre.

I giudici parlano di "una evidente sperequazione fra redditi dichiarati e stile di vita" del boss e spiegano che dagli "anni '70" ad oggi ha continuato "ad agire a favore dell'organizzazione mafiosa 'ndrangheta, di cui ha continuato a far parte" con "ruoli decisionali e di potere".

Nel frattempo, il blitz antidroga, che si è sviluppato stamani tra Milano e Reggio Calabria, è avvenuto nell'ambito di un'indagine scatta nel 2018 e prosecuzione dell'operazione "Quadrato" che aveva già colpito un gruppo dedito al traffico di cocaina e marijuana nel sud-ovest del capoluogo lombardo. Due gli indagati con l'aggravante del metodo mafioso "per avere agevolato la 'ndrangheta a Corsico-Buccinasco" e, in particolare, i clan Barbaro-Papalia. Anche in quest'indagine sono state decisive le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia.

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