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Libero e felice a San Silvestro, nessun riscatto pagato, la "banda di balordi" sgominata con quattro arresti e altri sotto indagine: si è con concluso così il sequestro di Andrea Calevo. Alle 9.00 del mattino del 31 dicembre 2012 davanti alla caserma dei carabinieri della Spezia uomini del Raggruppamento operativo speciale (Ros) dei carabinieri e del Servizio centrale operativo (Sco) della polizia si ritrovano per partecipare al blitz destinato a liberare l'imprenditore di 31 anni sequestrato nella sua villa di Lerici (La Spezia) il 16 dicembre.

Alle 11.40 un serpentone di auto e mezzi si stacca dalla caserma per andare nel luogo dove è stata accertata la presenza dell'ostaggio: una villetta di via del Campo, zona industriale di Sarzana. Andrea Calevo è solo. Una ventina di poliziotti fa irruzione. In uno sgabuzzino ricavato dallo scantinato, un budello di due metri per uno, c'è qualcuno che batte forte. È Andrea Calevo, mani e piedi legati da catene. L'imprenditore si mette a piangere, chiede un cellulare, chiama sua madre Sandra e poi dice 'grazie'. È la fine dell'incubo che dura da 15 giorni.

Vengono fermati, con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso Pierluigi Destri, 70 anni, pluripregiudicato, considerato l'organizzatore del sequestro e capobanda, suo nipote Davide Bandoni, 23 anni, l'operaio edile albanese Fabjian Vila. Stamani un quarto fermo, un altro albanese collega di Vila, Simon Hallalaj. Uno dei fermati collabora con gli inquirenti. Gli investigatori fanno sapere che la banda dei sequestratori potrebbe essere composta di almeno sette persone e indagini sono in corso su un altro gruppo di circa 20 elementi.

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SDA-ATS