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ROMA - I ballottaggi in Italia confermano le tendenze di fondo già emerse dal voto per le regionali e nel primo turno: il centrodestra è in chiaro vantaggio nel paese, il Pd ed il centrosinistra faticano ma tengono alcune posizioni, moltissimi cittadini non votano.
Per certi aspetti, i risultati più significativi vengono dalla Lombardia, ed in particolare da Mantova e da Vigevano; a Mantova, perché il centrodestra conquista uno degli ultimi centri importanti della regione dove ancora non governava, e ribadisce così il proprio strapotere al nord già emerso dalle regionali; a Vigevano perché la sfida interna alla maggioranza viene vinta dalla Lega.
Sul fronte opposto, il dato forse più preoccupante che esce dai ballottaggi per il Pd (nonostante la riconquista di Matera e la difesa all'ultimo sangue di Macerata) è che il partito ed i candidati sostenuti non traggono un vantaggio relativo nemmeno dall'astensione. Se in passato, soprattutto in momenti di crisi, questo fenomeno colpiva più il governo e rafforzava l'opposizione, che aveva meno difficoltà a mobilitare il proprio elettorato potenziale, ora la disaffezione sembra colpire entrambe le parti; ma i conti alla fine sembrano tornare più spesso a Silvio Berlusconi che ai suoi avversari. Un dato di fatto che suona come una rivelazione dei limiti che il Pd, partito nato per raccogliere più voti di quanto facessero Ds e Margherita, incontra nell'attrarre quegli elettori che sperava di conquistare.
Il punto è che il Pd, che da quando è nato ha già avuto tre segretari ed ha organizzato due primarie su scala nazionale, non ha ancora risolto il nodo di come organizzarsi e quale struttura darsi per avere un vero rapporto vitale con il paese che si candida a guidare. Un compito che nei prossimi anni, in cui non sono previste grandi campagne elettorali, potrebbe essere l'ora di affrontare con decisione.

SDA-ATS