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ROMA - A larghissima maggioranza, e con il solo scontato "no" dei laici del Popolo della Libertà, il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha approvato il documento che accusa il presidente del Consiglio italiano Silvio Berlusconi di aver denigrato e delegittimato la magistratura. In particolare afferma che i suoi comportamenti mettono "a rischio l'equilibrio stesso tra poteri e ordini dello Stato, sul quale è fondato l'ordinamento democratico di questo Paese".
Il documento approvato stasera ha chiuso la corposa pratica a tutela di magistrati di più uffici giudiziari che erano stati accusati dal presidente del Consiglio di agire per finalità politiche. Nel mirino del premier erano finiti tra gli altri i magistrati del processo Mills (definiti "comunisti" e la vera "anomalia" del Paese), i pm che hanno riaperto le indagini sulle stragi mafiose (accusati da Berlusconi di cospirare contro di lui), le toghe di Firenze che hanno messo sotto inchiesta Guido Bertolaso ("si vergognino"), la Corte Costituzionale e da ultimo le "bande" dei pm "talebani" "che perseguono fini eversivi". Magistrati di cui il Csm elogia "la compostezza" per il "silenzio" opposto ad accuse "generiche e ingiuste".
Nei confronti del premier i consiglieri non usano giri di parole: l'assunto di una magistratura che vuole "sovvertire l'assetto istituzionale democraticamente voluto dai cittadini" è "la più grave delle accuse" e "una obiettiva e delegittimazione della funzione giudiziaria nel suo complesso e dei singoli magistrati".
E il pericolo per l'equilibrio tra poteri dello Stato, che è il fondamento della democrazia, è legato proprio al fatto che queste affermazioni- "del tutto inaccettabili" e che gettano "discredito" sulla magistratura, recando un "gravissimo vulnus alla credibilità della giurisdizione" - provengono "dal massimo rappresentante del potere esecutivo". Perché "non è ammissibile una delegittimazione di un'istituzione nei confronti dell'altra, pena la caduta di credibilità dell'intero assetto costituzionale".
I consiglieri affermano di condividere le preoccupazioni in più occasioni espresse dal capo dello Stato, da ultimo nella lettera al vice presidente del Csm, e rivolgono "un pressante appello a tutte le Istituzioni perché sia ristabilito un clima di rispetto dei singoli magistrati e dell'intera magistratura, condizione imprescindibile di un'ordinata vita democratica". Un passo indispensabile anche per poter affrontare "serenamente le auspicate riforme in materia di giustizia".

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SDA-ATS