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Il "Ritratto di Isabella d'Este" di Leonardo da Vinci, sequestrato dalla polizia ticinese nel febbraio del 2015.

Keystone/KANTONSPOLIZEI TESSIN/HANDOUT

(sda-ats)

La Cassazione italiana ha confermato la confisca del dipinto raffigurante Isabella d'Este attribuito a Leonardo da Vinci, trasferito in un caveau di una banca di Lugano senza licenza e quindi illegalmente.

La Suprema Corte della vicina Penisola ha respinto il ricorso della proprietaria, la signora Emidia Cecchini, che chiedeva di rientrarne in possesso.

Lo si legge in una sentenza depositata oggi e relativa all'udienza del 14 febbraio scorso.

I giudici italiani rimarcano come la legge - il Codice dei beni culturali e del paesaggi italiano - preveda "la confisca obbligatoria dei beni oggetto della condotta illecita, salvo che appartengano a persona estranea al reato". E in questo caso, la ricorrente non può essere considerata tale, "dal momento che risulta co-indagata" proprio per l'esportazione illecita. Risulta per questo "allo Stato irrilevante che la Cecchini sia la proprietaria del quadro in questione".

La Cassazione italiana ricorda anche che poco importa che non sia intervenuta condanna per l'illecito: "si tratta di una misura di carattere amministrativo finalizzata al recupero dei beni".

La decisione interviene così nel conflitto, che si era profilato nelle ultime settimane, con la decisione delle autorità giudiziarie svizzere. A fine gennaio, il Tribunale penale federale di Bellinzona aveva, infatti, posto il veto alla consegna alle autorità italiane del dipinto, che si trova in un caveau di una banca luganese. In quel caso, i giudici elvetici avevano accolto il ricorso della Cecchini che si opponeva al trasferimento in Italia, con la motivazione che la confisca non fosse ancora esecutiva.

Il caso, che dura già da un paio d'anni, è nato poiché la signora aveva dato mandato a un avvocato di vendere il quadro. In diverse interviste ha affermato che l'opera, di proprietà di sua nonna, si trovava in Svizzera fin dal 1913. Il ritratto era stato sequestrato nel febbraio 2015 dalla Guardia di finanza e dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio artistico italiani nell'ambito di un'inchiesta della Procura di Pesaro.

Controversia sulla sua autenticità

Il ritrovamento del quadro, un olio su tela di 61x46,5 cm, era stato annunciato con grande clamore ai primi di ottobre 2013 da "Sette": il magazine del "Corriere della Sera" pubblicava una lettera dello storico dell'arte Carlo Pedretti, "massima autorità vivente su Leonardo", che attestava l'autenticità del dipinto e lo attribuiva almeno in parte al grande genio del Rinascimento (1452-1519).

Dopo il sequestro era però scoppiata una controversia sull'autenticità del quadro. Il noto critico dell'arte e polemista italiano Vittorio Sgarbi lo aveva definito un dipinto "da porta Portese inventato da Pedretti. Una crosta, di qualità modestissima che vale al massimo 2000 euro".

SDA-ATS

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