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La tornata delle comunali si chiude con un risultato amaro per il centrosinistra, che riesce a imporsi soltanto in 5 comuni sui 17 capoluoghi andati al voto il 31 maggio e ieri, 14 giugno, vale a dire Mantova, Lecco, Macerata, Trani e Agrigento.

Non va meglio (ma non si lamenta) il centrodestra, che si ferma a 4, anche se riesce a strappare al centrosinistra i comuni più significativi di queste elezioni, cioè Venezia e Arezzo, confermandosi a Chieti e Andria.

Buon successo poi per le liste civiche, che si impongono a Fermo, a Matera, a Nuoro, a Vibo Valentia, a Tempio Pausania, a Sanluri e Enna. Risultato quasi di bandiera per la Lega Nord, che conquista lo scranno a Rovigo.

Al di fuori dei capoluoghi una novità di rilievo è quella delle cittadine espugnate dal M5S: Porto Torres (Sassari) , Quarto (Napoli) e Venaria Reale (Torino), che sarà la prima a guida pentastellata in Piemonte, ma anche le siciliane Augusta (Siracusa) e Gela (Caltanissetta, comune, peraltro, di cui è stato sindaco il governatore Rosario Crocetta). A livello generale non si può però non sottolineare il dato dell'affluenza, che nei 78 comuni andati al voto - al netto della Sicilia, dove si è attestato al 49,9% - si è fermato a un poco incoraggiante 47,1%, del resto in linea con la partecipazione storica al secondo turno.

Il risultato più pesante per il Pd, definito una vera batosta dai più critici sulla gestione Renzi, è naturalmente Venezia, dove il neoinquilino di Cà Farsetti, l'imprenditore Luigi Brugnaro, ha battuto l'ex pm Felice Casson con il 53,2% dei voti. Inutile dire, come è già stato fatto, che sulla scelta del primo cittadino della città lagunare ha gravato lo scandalo per le tangenti per il Mose e l'arresto del sindaco Giorgio Orsoni del 4 giugno dell'anno scorso.

Un segnale in questo senso può essere, ancora una volta, il dato sull'affluenza, significativamente fermo al 49%, rispetto al 59,8 del primo turno, ma è evidente che il risultato di Venezia sarà al centro nei prossimi giorni di disamine che per forza di cose tireranno in ballo l'attuale inquilino di Palazzo Chigi.

Con la vittoria a Mantova (Mattia Palazzi) il centrosinistra è riuscito a strappare la città lombarda alla precedente gestione di centrodestra grazie a un lista che ha incluso Pd, Sel, Lista Palazzi 2015 e Popolari per Mantova. Una vittoria larga, conseguita con il 62,56% dei suffragi.

Nessun cambio di colore a Lecco, dove il sindaco uscente Virginio Brivio è riuscito a spuntarla ancora grazie con il 54,3% dei voti. Modalità simili a Macerata, grazie a Romano Carancini (Pd), a capo di una coalizione composta anche da Udc, Idv e liste civiche, che ha ottenuto il 59,1% dei consensi (quasi 20 punti percentuali in più rispetto al primo turno). Operazione più complessa a Trani, grazie a Amedeo Bottaro del centrosinistra che ha strappato lo scranno da sindaco al centrodestra con un plateale 75,8%.

Infine Agrigento, comune confermato al centrosinistra già al primo turno, con Calogero Firetto che si è imposto con il 59%. Altra vittoria significative per il centrodestra è Matera, città che veniva da una gestione di centrosinistra con Salvatore Adduce, che questa volta ha dovuto inchinarsi a Raffaello De Ruggieri (54,5%), sostenuto da liste civiche di ispirazione sia di centrodestra sia di centrosinistra.

Dopo nove anni torna al centrodestra Arezzo, con Alessandro Ghinelli che ha battuto, seppur con il 50,8%, il giovane candidato di centrosinistra, il trentunenne Matteo Bracciali. Confermato a Chieti Umberto Di Primio (centrodestra) con il 55%, allo stesso modo di Nicola Giorgino (centrodestra), anch'egli confermatosi (al primo turno) alla guida di Andria.

Il risultato di Rovigo sembra iscritto nell'effetto trascinamento delle regionali, stravinte dal governatore Luca Zaia: nella città veneta infatti ce l'ha fatta senza tanti problemi (60%) il candidato del Carroccio Massimo Bergamin, che continua così la tradizione di centrodestra dopo un anno di commissariamento del Comune. In questo caso sono stati molti a notare come nella regione il risultato delle comunali sia stato un secco 5 a 0 per il centrodestra (naturalmente a guida Lega Nord), com'è accaduto appunto a Castelfranco Veneto (Treviso), Lonigo (Vicenza), Portogruaro (Venezia), oltre naturalmente Venezia e Rovigo.

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SDA-ATS