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Italia: ipotesi su esplosione Quargnento, dissidi familiari

In un'esplosione in un edificio a Quargnento (Alessandria) sono morti tre pompieri e altri due sono rimasti feriti insieme ad un carabiniere. "Omicidio plurimo" e "crollo doloso di edificio" sono i reati ipotizzati dalla procura. KEYSTONE/AP ANSA/DINO FERRETTI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 05 novembre 2019 - 19:27
(Keystone-ATS)

L'obiettivo era la casa, non i soccorritori che sono morti durante l'intervento: è l'ipotesi degli investigatori che indagano sull'esplosione di Quargnento (Alessandria) in cui tre pompieri sono morti ed altri due sono rimasti feriti, insieme ad un carabiniere.

"Omicidio plurimo" e "crollo doloso di edificio" i reati ipotizzati nel fascicolo aperto dalla procura di Alessandria, al momento contro ignoti.

Dunque, nonostante il modus operandi possa far pensare a un attentato eversivo - con la doppia deflagrazione, la prima utilizzata come esca e la seconda letale - le piste al momento privilegiate riconducono ad un ambito familiare: si pensa in particolare a dissidi tra il proprietario dell'abitazione e il figlio, con cui sembra non corra buon sangue, e ad un tentativo di incassare i soldi dell'assicurazione del fabbricato.

Ma la cautela è d'obbligo: "le indagini proseguono a 360 gradi e nulla viene tralasciato", afferma un investigatore. L'unica cosa certa è che non si è trattato di un incidente: "l'esplosione è stata voluta e deliberatamente determinata. È un atto doloso", ha detto senza mezzi termini il procuratore di Alessandria, Enrico Cieri.

Quello che è successo e le modalità dell'azione - in un Piemonte culla dell'antagonismo, anche violento - hanno fatto subito pensare a un attentato volto a colpire le forze dell'ordine che sarebbero intervenute sul posto: la prima esplosione, secondo modalità ormai collaudate in ambienti dell'anarco-insurrezionalismo, sarebbe così servita da richiamo; la seconda ad uccidere. Insomma, una trappola. E il ritrovamento sul posto di fili elettrici e di una sorta di timer avrebbero avvalorato questa ipotesi.

Che però gli inquirenti hanno a stretto giro bollato come "infondata": "non è terrorismo". Un edificio disabitato di un piccolo centro, questo è il ragionamento, non è il target di chi normalmente rivolge le proprie azioni contro caserme o siti istituzionali. Inoltre, l'innesco e il timer trovati vengono definiti estremamente rudimentali e non è affatto detto che la seconda esplosione sia stata voluta: la dinamica descrive piuttosto un modo di agire pasticciato e improvvisato.

Naturalmente gli accertamenti degli artificieri e degli specialisti diranno di più sulla tecnica adottata, ma i carabinieri che indagano sono fiduciosi di arrivare alla conclusione del caso prima dell'esito di queste indagini tecniche.

Due, in particolare, sono le piste al momento privilegiate.

La prima riguarda i rapporti tra il proprietario dell'abitazione e il figlio, che non vengono descritti come idilliaci. Tutt'altro. Gli inquirenti hanno ascoltato il proprietario, come persona informata dei fatti, e i suoi familiari. Secondo il procuratore di Alessandria l'uomo non ha riferito "nulla di significativo se non una mera ricapitolazione dei fatti. Sono tutte informazioni che vanno comparate, bilanciate, esaminate, pesate. Siamo ancora all'inizio di questa attività", si è limitato ad aggiungere.

La seconda pista ipotizza invece un atto doloso finalizzato a riscuotere il premio dell'assicurazione sulla casa, che appunto era disabitata e, per un certo periodo, è stata messa anche in vendita. Si sarebbe trattato di un modo per incassare dei soldi liquidi che, a quanto pare, avrebbero fatto molto comodo ad una famiglia che alcuni descrivono in difficoltà economica.

Ma le indagini, ripetono gli investigatori, vanno avanti a tutto campo e non tralasciano alcuna ipotesi: nemmeno quella, di cui si parla in paese, secondo cui l'attentato potrebbe essere una sorta di regolamento di conti legata alle scommesse sui cavalli.

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