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Italia: manovra, Iva più cara e tassa super-ricchi

Questo contenuto è stato pubblicato il 06 settembre 2011 - 21:22
(Keystone-ATS)

Iva più cara di un punto e tassa sui super-ricchi. Stretta sulle pensioni delle donne; si comincerà il percorso di innalzamento dell'età dal 2014. La risposta non positiva dei mercati alla manovra licenziata domenica sera dalla Commissione Bilancio del Senato e il richiamo, ieri, del presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, ha portato ad un nuovo pacchetto di misure che saranno presentate in Senato come maxi-emendamento sul quale il governo porrà la fiducia, con l'obiettivo di chiudere subito la partita. Critici i sindacati, questa volta non solo la Cgil, mentre plausi arrivano dalla Confindustria.

Il grosso del pacchetto riguarda l'Iva: un punto in più sull'aliquota del 20%, che passa così al 21%. Una misura che fa cassa subito, andrà a miglioramento dei saldi ma che non potrà essere più spesa per la riforma fiscale. E che pesarà su moltissimi beni: dalle auto alle scarpe, dal vino ai cd, dal parrucchiere ai giochi.

Arriva poi una tassa sui super-ricchi. In un primo momento la platea di coloro che sarebbero stati chiamati a pagare un contributo di solidarietà del 3% era stata individuata negli 11.000 'paperoni' d'Italia con un reddito superiore a mezzo milione di euro. Ma poi nel consiglio dei ministri di questo pomeriggio, convocato per autorizzare la richiesta di fiducia sul decreto, c'è stato un ripensamento e la platea è stata ampliata: lo pagheranno tutti coloro che hanno un reddito superiore a 300.000 euro l'anno. In tutto circa 34.000 contribuenti. Riguarderà tutti, anche i lavoratori pubblici già sottoposti al taglio dello stipendio (5% oltre i 90.000 euro e 10% oltre i 150.000), e peserà sul reddito complessivo: da lavoro dipendente ed autonomo o di impresa, da capitale e anche da reddito fondiario, fatta eccezione per la prima casa.

Nuovo colpo d'accelerazione poi per l'innalzamento a 65 anni dell'età pensionabile delle donne nel settore privato. Il graduale innalzamento non partirà più dal 2016, come era stato deciso correggendo la norma di luglio che segnava come inizio del timing addirittura il 2020, ma dal 2014.

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