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Un anno dopo il naufragio della Norman Atlantic al largo delle coste albanesi, non si sa ancora nulla dei 18 passeggeri dispersi che erano a bordo del traghetto. Il naufragio avvenne la notte fra il 27 e il 28 dicembre 2014.

Le temperature erano glaciali e il mare in tempesta. La motonave era in viaggio sulla rotta dalla Grecia ad Ancona quando a bordo scoppiò un incendio. Si diffuse il panico tra i 500 passeggeri, 11 dei quali morirono. Dei 18 dispersi, invece, si persero subito le tracce. I loro resti potrebbero essere ancora nella pancia annerita dalle fiamme del relitto, ormeggiato da febbraio scorso di fronte al terminal crociere del porto di Bari, a disposizione dell'autorità giudiziaria barese che indaga sul naufragio.

Sul relitto è in corso da alcuni mesi un incidente probatorio chiesto dalla Procura per accertare le cause dell'incendio, la gestione delle fasi di salvataggio, ma soprattutto la funzionalità di tutti gli impianti a bordo. Nell'indagine sono indagate 12 persone per i reati di cooperazione colposa in naufragio, omicidio plurimo e lesioni nei confronti di centinaia di parti offese.

Le accuse riguardano i due legali rappresentanti della società greca Anek, noleggiatrice del traghetto, un dipendente della stessa società Anek, il cosiddetto supercargo (addetto alle fasi di imbarco), un armatore, il comandante e sette componenti dell'equipaggio.

In questi mesi di indagini sono stati analizzati i dati estratti dalle scatole nere e nelle scorse settimane sono iniziate le operazioni di svuotamento (tecnicamente 'smassamento') del traghetto. Questa attività proseguirà a partire dal 7 gennaio nei ponti più interni, il 3 e il 4, quelli più danneggiati dalle fiamme e dove potrebbero esserci prove e cadaveri.

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SDA-ATS