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Italia: oltre un quarto della popolazione a rischio povertà

Questo contenuto è stato pubblicato il 10 dicembre 2012 - 16:04
(Keystone-ATS)

Oltre un quarto degli italiani è a rischio povertà o esclusione sociale. Lo afferma l'Istituto nazionale di statistiche (Istat) nel rapporto "Reddito e condizioni di vita", precisando che il tasso è più elevato di quello medio europeo (24,2%), soprattutto per la componente della severa deprivazione (11,1% contro una media dell'8,8%) e del rischio di povertà (19,6% contro 16,9%).

Nel 2011 il 28,4% delle persone residenti in Italia era a rischio povertà o esclusione sociale, un tasso di 2,6 punti percentuali più elevato rispetto al 2010. L'aumento, spiega l'Istat, è determinato dall'incremento della quota di persone a rischio di povertà (dal 18,2% al 19,6%) e di quelle che soffrono di severa deprivazione (dal 6,9% all'11,1%). Dopo l'aumento osservato tra il 2009 e il 2010, resta invece sostanzialmente stabile (10,5%) la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro.

I valori più elevati di rischio povertà o esclusione sociale si registrano tra i residenti del Mezzogiorno (46,2%), tra i componenti delle famiglie numerose (40,1%), monoreddito (46,6%) e di quelle con tre o più figli (41,7%), soprattutto se minori (46%). In particolare, aumentano rispetto al 2010 gli individui che vivono in famiglie che dichiarano di non potersi permettere, nell'anno, una settimana di ferie lontano da casa (dal 39,8% al 46,6%), che non hanno potuto riscaldare adeguatamente l'abitazione (dall'11,2% al 17,9%), che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro (dal 33,3% al 38,5%) o che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni (dal 6,7% al 12,3%).

Sempre secondo l'Istat, il 20% più ricco delle famiglie deteneva nel 2010 una quota del 37,4% del reddito totale, mentre al 20% più povero spettava appena l'8% del reddito.

Le famiglie hanno percepito un reddito netto, esclusi i fitti figurativi, pari in media a 29'786 euro, circa 2'480 euro al mese, tuttavia la distribuzione dei redditi è asimmetrica e quindi la maggioranza delle famiglie ha conseguito un reddito inferiore all'importo medio. La metà ha percepito meno di 24'444 euro, e l'altra metà ha avuto entrate superiori a questa stessa cifra.

Il reddito netto familiare mediano (esclusi i fitti imputati) è sceso, in termini nominali, di circa mezzo punto percentuale (-0,4%) rispetto al 2010; e al netto della dinamica inflazionistica (+1,5% nel 2010), "la diminuzione in termini reali è ancora più forte". Le famiglie che vivono nel Sud e nelle Isole avevano un reddito mediano pari al 73% di quello delle famiglie residenti al Nord.

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