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Italia: Segre, sono pronta a guidare la Commissione anti-odio

Liliana Segre si è espressa oggi in un'intervista al Corriere della Sera KEYSTONE/EPA ANSA/MATTEO BAZZI sda-ats
Questo contenuto è stato pubblicato il 22 novembre 2019 - 09:23
(Keystone-ATS)

"La tentazione di abbandonare il campo ogni tanto si affaccia. Se a quasi 90 anni finisci bersagliata da insulti, sotto scorta, senza più la vita semplice e riservata di prima, credo sia normale chiedersi 'ma chi me l'ha fatto fare?'.

Parla così Liliana Segre in un'intervista rilasciata oggi al Corriere della Sera.

La senatrice a vita italiana si dice stanca per la "troppa esposizione, troppo odio, troppe polemiche, troppa popolarità", ma comunque pronta a guidare la commissione anti-odio. "Se me la propongono, sono dell'idea di dire sì. Sono stata in dubbio e certo il calendario degli anni non va indietro. Ma io credo in questa Commissione, dunque spero di reggere".

A chi definisce un "bavaglio" la Commissione, Segre risponde che "sembra una barzelletta: 'Qual è il colmo per un'ebrea sefardita? Diventare il capo dell'Inquisizione spagnola'. Ma figuriamoci!". E poi spiega: "La Commissione che ho proposto non può giudicare né censurare nessuno e non può cambiare le leggi. Si tratta di studiare un fenomeno, di avanzare proposte su un problema per cui tutti, anche gli esponenti dell'opposizione quando parlano a telecamere spente, si dichiarano allarmati".

A una domanda sull'incontro col leader leghista Matteo Salvini, si limita a rispondere: "ci siamo impegnati entrambi alla riservatezza per evitare strumentalizzazioni politiche". Infine, quanto alle polemiche su Sesto San Giovanni e Biella, osserva: "avere creato imbarazzo a quelle giunte mi dispiace. Il caso di Biella è stato però l'occasione di ricevere un fiore raro come il gesto di Greggio, che è molto più di una cittadinanza".

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