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Il Senato italiano ha approvato oggi in prima lettura il disegno di legge (ddl) di riforma della Costituzione con 183 voti a favore, nessun contrario e 4 astenuti. Si tratta di una rivoluzione per l'attuale assetto costituzionale, a partire dal tramonto del bicameralismo perfetto e dalla fine dell'elettività di primo grado dei senatori. Il testo passa ora all'esame della Camera, per la seconda delle quattro letture costituzionalmente prescritte.

La fine del Senato elettivo è certamente la novità più dirompente del ddl e prevede la fine dell'elettività di primo grado. Il futuro Senato sarà composto da 95 membri rappresentativi delle istituzioni territoriali e cinque di nomina presidenziale. Saranno i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre ciascuna Regione eleggerà un senatore tra i sindaci dei rispettivi territori. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà "in proporzione alla loro popolazione" ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori.

Tramonta la funzione legislativa esercitata collettivamente dalle due Camere prevista dall'art. 70 della Carta. La competenza legislativa 'normale' sarà quindi appannaggio della mera Camera dei deputati salvo alcune materie (come quelle etiche, introdotta con un emendamento approvato, con voto segreto, contro il parere del Governo). Il Senato sarà anche escluso dal potere di concedere amnistia e indulto.

La scomparsa delle Province dalla Costituzione e della legislazione concorrente tra Stato e Regioni sono un altro punto importante del ddl che, in generale, dà più competenze allo Stato centrale permettendo anche il commissariamento di Regioni ed enti locali in caso di grave dissesto finanziario ma prevedendo la delega di ulteriori competenze alle Regioni a Statuto ordinario virtuose in quanto a bilancio.

Saranno applicabili subito dopo l'entrata in vigore del ddl alcune norme chiave come un tetto agli stipendi di Presidente e consiglieri regionali - mai superiore a quello dei sindaci dei capoluogo di Regione - e la 'norma anti-Batman' che, sulla scia dei recenti scandali, blocca "rimborsi e trasferimenti monetari" pubblici ai gruppi politici regionali.

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SDA-ATS