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Italia: sisma in Emilia, sette morti e 3mila sfollati

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 maggio 2012 - 21:31
(Keystone-ATS)

Ore 4.04, la terra trema. Una lunga e intensa scossa di terremoto, della forza di poco inferiore a quella che il 6 aprile 2009 distrusse L'Aquila, fa 'saltare' una bella fetta di nord Italia. Una ventina di secondi a magnitudo 6, che squarciano la notte da Milano a Venezia, da Torino a Trieste, da Bolzano a Bologna. L'epicentro viene registrato proprio in Emilia-Romagna - la Regione che già a gennaio era stata 'strattonata' per ben due volte da altrettanti terremoti - tra le province di Modena e Ferrara. Un fazzoletto di terra in cui si scatena l'inferno, con le case che si piegano come ramoscelli e gli edifici storici che non reggono l'urto.

Il bilancio è drammatico e costringe il presidente del Consiglio, Mario Monti, a rientrare in anticipo dagli Stati Uniti. I morti sono sette, sei dei quali nel Ferrarese e uno in provincia di Bologna, una cinquantina i feriti lievi nel Modenese, tra cui un vigile del fuoco, e circa tremila sfollati che dovranno trascorrere la prossima notte in albergo o nelle tendopoli allestite dalla Protezione civile, sotto un cielo livido di pioggia. Incalcolabili al momento i danni, per i quali martedì il Consiglio dei Ministri dichiarerà lo stato di emergenza, mentre si susseguono le scosse dello sciame sismico. Tra le tante, una di magnitudo 3.3 alle 5.35, un'altra di 2.9 alle 5.44, poi l'altra 'botta' delle 15.18 che fa salire la scala Richter fino a 4.1, provoca nuovi crolli e semina altra paura tra le popolazioni già terrorizzate.

La macchina dei soccorsi si mette subito in moto, suscitando il vivo apprezzamento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, che ha espresso la propria solidarietà alle comunità coinvolte e la sua commossa partecipazione al dolore delle famiglie delle vittime, mentre Papa Benedetto XVI nel Regina Coeli implora "la misericordia di Dio per quanti sono morti e il sollievo nella sofferenza per i feriti".

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