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Comincerà il 22 marzo davanti alla Corte d'Assise di Caltanissetta un "nuovo" processo sulla strage di via D'Amelio che il 19 luglio del 1992 costò la vita a Paolo Borsellino e a cinque agenti della sua scorta.

Cinque gli imputati rinviati oggi a giudizio dal Giudice dell'udienza preliminare (Gup), nell'ambito dell'inchiesta scaturita dalle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza.

Alla sbarra oltre a due boss del calibro di Salvino Madonia e Vittorio Tutino, che avrebbero avuto un ruolo di primo piano nell'attentato, anche tre falsi pentiti accusati di calunnia: Vincenzo Scarantino e Francesco Andriotta, autori di un clamoroso depistaggio che ha portato alla condanna di 7 innocenti, e Calogero Pulci.

Una sorte processuale separata avrà, invece, il collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza che con le sue dichiarazioni ha consentito ai magistrati di riscrivere la storia delle fasi preparatorie dell'attentato. Spatuzza ha chiesto l'abbreviato che è stato fissato al 15 febbraio.

Una scelta analoga a quella di Salvatore Candura, un altro falso pentito della prima ora, come Scarantino e Andriotta, rivelatosi poi inattendibile.

Secondo la ricostruzione dell'accusa, basata oltre che sugli spunti offerti da Spatuzza da numerosi riscontri investigativi, Paolo Borsellino venne ucciso perchè era un ostacolo alla trattativa che pezzi di Cosa nostra avevano avviato con lo Stato. La strage venne anticipata. Il boss Totò Riina aveva l'esigenza di fare subito l'attentato anche a costo di sacrificare molte vite umane.

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SDA-ATS