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Il leader del Partito democratico ed ex premier italiano Matteo Renzi.

KEYSTONE/AP ANSA/GIUSEPPE LAMI

(sda-ats)

I primi due voti di fiducia alla Camera italiana relativi alla nuova legge elettorale sono filati lisci, come previsto, con una tensione più di riflesso dalle manifestazioni di piazza che per il pathos del voto.

L'unico momento di cardiopalma si avrà, forse già domani sera o venerdì mattina sul voto finale, che sarà a scrutinio segreto.

Anche se dalla maggioranza ostentano sicurezza, al momento si sospettano una settantina di franchi tiratori e si spera che il numero non cresca. Ed è per accelerare e blindare l'iter del Rosatellum - così è detta la nuova norma - prima della legge di bilancio che si va verso la fiducia anche al Senato.

La stretta in Aula e la "battaglia" delle piazze contro il Rosatellum e la decisione del governo di mettere la fiducia coincide con il ritorno sulla scena pubblica, dopo alcune settimane, di Matteo Renzi. Il leader del Partito democratico (Pd), pur non esprimendo entusiasmo alle stelle per questa riforma - "è un po' meglio del Consultellum", dice - difende la decisione del premier Paolo Gentiloni che anche lui fece per l'Italicum. E attacca direttamente la piazza invasa dall Movimento 5 Stelle (M5S) e, velatamente, anche quella della sinistra che oggi ha allargato ancor più il suo solco dal Pd. "Stanno difendendo - sostiene - la legge elettorale contro la quale erano scesi in piazza due anni fa!".

Ma prima di dare fuoco alle polveri della campagna elettorale, la maggioranza deve mettere in porto il Rosatellum. Sul voto finale si concentra il lavoro diplomatico per evitare che i "malpancisti" sia dentro il Pd sia dentro Forza Italia (Fi) si sommino nel voto segreto. "Difficile che con un colpo solo si riesca ad affossare la legge", prevedono anche dall'opposizione. Poi l'idea sarebbe di portare la legge al Senato prima dell'approdo in aula, verso il 25 ottobre, della legge di bilancio. E di blindarla con la fiducia. "Non è vero che al Senato non ci possono essere voti segreti, basti pensare a emendamenti sulle minoranza linguistiche", spiegano fonti di maggioranza. A Palazzo Madama (sede del Senato) si ragiona, la fiducia passerebbe con il non voto di Fi per bilanciare il voto contrario di Movimento democratico e progressista (Mdp).

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SDA-ATS