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Italia: terremoto, al via processo a Commissione grandi rischi

Questo contenuto è stato pubblicato il 20 settembre 2011 - 09:49
(Keystone-ATS)

È cominciato all'Aquila, in Abruzzo, il processo alla Commissione grandi rischi che nella primavera del 2009 avrebbe lanciato "segnali rassicuranti" sullo sciame sismico culminato con la scossa del 6 aprile che causò 309 morti. Sette gli imputati, accusati di omicidio colposo, lesioni personali colpose e cooperazione nel delitto colposo. Le parti civili, tra cui il Comune dell'Aquila, hanno chiesto un risarcimento di 50 milioni.

Prima di entrare nell'aula del Tribunale, il procuratore capo, Alfredo Rossini, avvicinato dai giornalisti ha detto: "Cerchiamo giustizia basta, applicare le cose per ottenere risultati che la giustizia richiede".

Alla sbarra sette imputati eccellenti, tra cui scienziati e tecnici della Protezione civile e dell'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi, Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile, Enzo Boschi, all'epoca presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti, Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto C.a.s.e., Claudio Eva, ordinario di fisica all'Università di Genova e Mauro Dolce, direttore dell'ufficio rischio sismico di Protezione civile.

Per i pm, nella riunione del 31 marzo 2009, ci fu "una valutazione del rischio sismico approssimativa, generica e inefficace in relazione alla attività della commissione e ai doveri di prevenzione e previsione del rischio sismico" con la divulgazione di "informazioni imprecise, incomplete e contraddittorie sulla pericolosità dell'attività sismica vanificando le attività di tutela della popolazione".

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