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Jacqueline Kennedy, Luther King faceva orge

Questo contenuto è stato pubblicato il 12 settembre 2011 - 21:17
(Keystone-ATS)

Martin Luther King "un uomo terribile, un disonesto", che organizzava "orge". Charles De Gaulle "un maniaco egocentrico", Indira Gandhi "una prugna secca, amara e arrogante, una donna orribile". Madame Nhu, cognata del presidente sud-vietnamita e Clare Boothe Luce, ex-ambasciatrice in Italia, "probabilmente lesbiche". Così parlò Jacqueline Kennedy all'inizio del 1964, pochi mesi dopo l'omicidio del marito.

La famosa "first lady" concesse queste "perle" nel corso di una lunghissima intervista a Arthur M. Schlesinger Jr, il maggiore storico dell'era dei Kennedy. Si tratta di oltre otto ore di registrazioni audio, rimaste sinora inedite che saranno diffuse nei prossimi giorni ma che sono state anticipate da diversi media americani, dal "New York Times", che "spara" la storia in prima pagina, alla rete tv Abc.

Jackie O. parla di tutto, dalle paure di quegli anni difficili, ai suoi rapporti con i fratelli Kennedy, fino ai suoi incontri con i grandi della Terra, ma mai un cenno alle relazioni extramatrimoniali del marito. Descrive il filosofo francese André Malraux "l'uomo più affascinante con cui abbia mai parlato", ma rivela anche dettagli importanti della storia politica americana.

Confida che Jfk, pochi mesi prima di morire, era "molto preoccupato" dall'ipotesi che il suo vice, Lyndon Johnson, potesse diventare un giorno presidente degli Stati Uniti. In particolare, prima dell'attentato del novembre 1963, esprimeva alla moglie i suoi forti dubbi che il suo vice fosse all'altezza di correre per la Casa Bianca nel 1968, quando sarebbero scaduti i suoi due mandati alla presidenza.

Jfk, rivela Jackie, stava già pensando a come muoversi all'interno del partito democratico per aiutare una candidatura alternativa. "John - racconta - non era felice dell'idea che Lyndon potesse essere eletto alla Casa Bianca perché era preoccupato per il paese. Di questo ne parlò anche con il fratello Robert. Ricordo che avevano qualcuno in mente da lanciare nel 1968, ma non era Bobby."

Poi Lyndon Johnson, in seguito all'attentato di Dallas, divenne presidente molto prima. Alle elezioni successive, quelle del 1968, era in corsa tra le fila del partito democratico ma si ritirò appena scese in campo Robert Francis Kennedy (il quale venne poi ucciso all'Hotel Ambassador di Los Angeles, quando era considerato il favorito per la nomination).

Ma fanno ancora più scalpore le frasi su uno dei miti della storia moderna americana come Martin Luther King. La vedova Kennedy ne parla molto male: "quando vedo la sua foto - racconta - non posso fare a meno di pensare a quanto sia terribile. Un uomo terribile, disonesto". Racconta di essersi fatta questa idea dopo aver letto delle intercettazioni dell'Fbi in cui il reverendo stava organizzando un'orgia nel suo albergo di Washington, proprio nei giorni prima della famosa Marcia per la libertà, in cui pronunciò lo storico discorso 'I have a dream'. Racconta poi che Martin Luther King ai funerali di suo marito "cominciò a prendere in giro il cardinale Cushing dicendo che era ubriaco, e che per poco avrebbero fatto cadere per terra la bara".

Ma ci sono anche ricordi teneri e a tratti drammatici della sua vita matrimoniale. Una volta il marito la chiamò mentre si trovava in vacanza in Virginia invitandola a tornare alla Casa Bianca senza dire il perché. Erano i giorni della crisi dei missili sovietici a Cuba, quando il mondo fu sull'orlo di una guerra nucleare: "dalla sua voce capiì che qualcosa non andava. Tornai subito a Washington e da quel giorno non dormimmo più come prima. Qualsiasi cosa accada - le disse al telefono prima di rientrare nella Capitale - sappi che io e i bimbi staremo sempre con te. Vorrei morire tutti insieme, compresi i bambini, piuttosto che vivere senza di te". Erano i primi mesi del 1961. Poco più di due anni dopo, il 22 novembre 1963 a Dallas, la storia prese tutta un'altra piega, per Jacqueline, la sua famiglia, l'America e il resto del mondo.

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