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Profitti in forte calo, nel 2015, per Julius Bär, a causa della maxi multa che l'istituto bancario zurighese è chiamato a versare per regolare il contenzioso fiscale con gli Stati Uniti.

L'utile netto aggiustato è sceso su base annua del 52,3% a 279,2 milioni di franchi, mentre l'utile netto calcolato secondo le norme IFRS si è attestato a 121 milioni, in flessione del 67%.

Julius Bär, nella vertenza fiscale, figura nella cosiddetta "categoria 1": nei suoi confronti è stata aperta un'inchiesta penale da parte della giustizia USA perché accusata di aver aiutato clienti americani ad evadere le tasse.

Già a dicembre l'istituto aveva annunciato di aver raggiunto un accordo con le autorità USA e di aver aumentato a 547,25 milioni di dollari gli accantonamenti messi da parte a questo scopo. Su questa transazione dovrà ancora pronunciarsi in via definitiva un tribunale.

"In seguito all'accordo con il Dipartimento di giustizia americano relativo ai nostri vecchi affari transfrontalieri, attendiamo a breve l'appianamento del processo davanti alla giustizia e l'annuncio della risoluzione finale", ha fatto sapere il CEO di Julius Bär Boris Collardi. Su questo argomento l'istituto non ha voluto fornire particolari, ma la multa totale "non dovrebbe più cambiare". Si tratta un "accordo equo", ha aggiunto Collardi.

Senza gli accantonamenti destinati agli USA, l'utile netto sarebbe stato pari a 701,5 milioni di franchi, in rialzo rispetto al 2014 del 19,7%. La multa che dovrà essere saldata negli USA avrà ripercussioni sulle remunerazioni dei membri della direzione, CEO compreso, e del consiglio di amministrazione: "i salari dovrebbero essere più bassi", ha affermato Collardi. Il consiglio di amministrazione proporrà comunque un aumento del dividendo del 10% a 1,10 franchi per azione.

L'istituto ha reso noto che i patrimoni amministrati sono aumentati nel periodo in rassegna del 3% a circa 300 miliardi di franchi, malgrado gli effetti negativi di cambio. L'afflusso netto di capitali, che si è fissato a 12,1 miliardi di franchi (12,7 nel 2014), è stato particolarmente forte in Asia e Vicino Oriente. Anche gli affari transfrontalieri con l'Europa sono "nettamente migliorati".

I ricavi sono saliti del 5,8% a 2,69 miliardi. I proventi da operazioni in commissione e da prestazioni di servizi sono rimasti fermi a 1,52 miliardi a causa di una moderata propensione al rischio da parte dei clienti. La somma di bilancio è salita del 2% a 84,11 miliardi. I costi generali, inclusi gli accantonamenti, sono aumentati del 30% a 2,4 miliardi.

Il gruppo bancario, che ha portato a termine l'integrazione delle attività di gestione patrimoniale di Merrill Lynch fuori dagli USA e Giappone, si è detto interessato a nuove acquisizioni, ma Collardi, interrogato in merito, ha precisato che assumere il controllo della banca privata BSI non costituisce un'opzione. "Julius Bär ha subito fatto sapere che non era interessata".

Le cifre annunciate oggi soddisfano solo parzialmente le previsioni degli analisti consultati dall'agenzia finanziaria AWP. Il titolo in borsa, a oltre due ore dall'apertura, sta perdendo quasi il 3%.

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SDA-ATS